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Bimbimbici ® è una gioiosa pedalata in sicurezza lungo le vie cittadine e nel territorio urbano, un’occasione di festa per tutti quegli ‘utenti deboli‘ delle strade e delle piazze che, come i bambini, vivono quotidianamente la città come luogo riservato esclusivamente agli utenti forti (in primo luogo gli automobilisti).
A Palermo, ORSA, Coordinamento Palermo Ciclabile - FIAB, Associazione Palma Nana e Comitato per il Telefono Azzurro aderiscono alla manifestazione nazionale, dando appuntamento a tutti i bambini e ai loro genitori (l’iniziativa è riservata ai bambini fino agli 11 anni di età, cioè coloro che frequentano scuole materne ed elementari, accompagnati da un genitore), domenica 11 maggio p.v. alle ore 9.30 a Piazza Vittorio Veneto, in sella per una pedalata per le vie della città.
per maggiori informazioni su bimbimbici a palermo: www.palermociclabile.org
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Una voce rassicurante dice:
Mettetevi comodi.
(La luce diventava soffusa e nell’aria il suono del mare)
Chiudete gli occhi.
(Ogni frase da adesso in poi voi sarà intervallata da qualche secondo di silenzio)
Ascoltate il vostro respiro, respirate normalmente e ascoltatevi.
Concentratevi su di esso.
Non pensate a nulla, pensate solo a quello che sta succedendo ora.
Respirate.
Concentratevi adesso sul vostro corpo. Sentite i vostri capelli, la vostra testa.
Sentite la bocca, i denti, la lingua…se sono tesi, lasciate allentare…
Ora sentite il collo, sentite il peso della testa sul collo.
Adesso le spalle.
Poi le braccia.
Le mani.
Adesso ascoltate ancora il vostro petto, il cuore, i polmoni.
Sentite la vostra pelle.
Concentratevi sullo stomaco, cercate di far arrivare fin lì il vostro respiro.
Sentite le vostre gambe.
I vostri piedi.
Lasciate che ogni pensiero vi scivoli addosso senza tangervi.
Immaginatevi fluidi, per esempio come un fiume dove tutto scorre, senza fermarsi.
Se i cattivi pensieri persistono concentratevi su di essi finché perdano senso.
Respirate e ascoltate ancora il vostro respiro.
Qualche minuto di silenzio e poi le luci si riaccendono e il cd finisce e ci si sente tutti più leggeri e pronti a ridere di me che mi ero così rilassato che sembrava che dormissi.
Respirare è molto importante, lo facciamo in modo incondizionato e non gli diamo la giusta importanza, fin quando non ci capita di smettere, fin quando un emozione forte non lo sospende.
Emozioni e respiro sono quindi molto legate.
Ascoltare il proprio respiro per ascolatare le proprie emozioni. Regolare il proprio respiro per reogolare le proprie emozioni.
Sembra una cosa stupida, di quelle che ti impaccano nelle palestre di yoga, ma funziona.
Provate ad ascoltare il vostro respiro, probabilmente vi sembrerà strano. Provate a sentire il percorso dell’aria in ispirazione ed espirazione. Cercate di capire quali sono i muscoli coinvolti.
Ancora, provate a sentire l’aria fresca ispirata nello stomaco.
Un consiglio? mettetevi in posizione fetale e inarcate la schiena cominciando dal bacino fino alle spalle e nel frattempo espirate, dopodiché drizzate la schiena, mantenendola parallela al terreno, inspirando. Fate così per un po’ e ascoltate il vostro respiro come si muove. Ripetere la stessa cosa in un’altra semplice posione, a gattoni, e poi ancora in piedi.
Messi in piedi (gambe non troppo divaricate, i piedi devono prendere più o meno la stessa larghezza delle spalle) lasciamo che il nostro tronco si avvicini più possibile alle ginocchia e le braccia penzolino fino al pavimento. Adesso bisogna ergersi cominciando a sollevare prima le ossa più basse della colonna vertebrale, fino a quelle più alte.
Dopo un po’ non è difficile sentire l’aria arrivare allo stomaco e sentirsi già più rilassati, si aver scaricato espirando anche un po’ di adrenalina.
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Tutti, oramai, conosciamo Youtube, chi per vedere video musicali, chi trailer o spezzoni di film, chi ancora per divertirsi con divertenti video amatoriali.
Io ho scoperto un’altra funzione di youtube, quella che preferisco, quella dei video-tutorial, ovvero dei video con tanto di spiegazione audio (il più delle volte) di come funziona un determinato programma.
Ecco per esempio come usare Inkscape, il mio programma di grafica vettoriale preferito
oppure un programma di fotoritocco come The GIMP
e non solo roba informatica, ma anche cose più pratiche, come gli Origami
o come usare uno smagliacatena per la bici
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Se penso all’espressione “vita digitale”, penso a quella che di Second Life, o meglio ancora la mia esperienza su chat IRC o sul forum di lettere, vite che poi tanto seconde non sono, almeno per me che sono sempre stato su internet proprio come nella vita reale (naturalmente forse un po’ più spigliato, libero dallo sguardo dell’altro).
C’è chi su internet costruisce realmente una seconda vita, dando libero sfogo ad u altro aspetto della loro personalità (non credo che le due personalità siano distinte, credo che la seconda sia solo il dispiegamento di una parte repressa dell’altra).
C’è ancora chi su internet impara a costruire la sua “prima” vita reale, provando varie identità, fino a trovare quella che viene accettata di più dalla comunità tra quelle che lo fanno sentire a suo agio (ma anche no, a volte anche tramite il supporto digitale si crea una falsa immagine di sé per farsi piacere e così si bara al gioco e non è più valido), ed è quello che gli psicologi chiamano moratorium, riferendosi alla sperimentazione dei vari sé nel periodo adolenziale.
“Your digital life, anywhere“ è il motto di una suite di programmi installabili su penne USB, che permette di portare con sé le proprie applicazioni preferite.
Il progetto si chiama PortableApps, e dal suo sito si possono scaricare molti programmi che possono essere eseguiti su qualsiasi pc con Windows che abbia una porta USB, senza la necessità di installarli.
Naturalmente si tratta di Software Libero, perché può essere modificato senza che nessuno si arrabbi e faccia causa.
La trovo una soluzione molto comoda, molto più comoda dei cd Live di Linux (porto sempre con me un mini-cd con slax dentro), perché permette di utilizzare un pc perfettamente configurato e le proprie applicazioni preferite, ad esempio, io ho installato sulle mie penne Gimp, VLC e Sumatra (un lettore di PDF), inattesa che ci sia anche aMSN si può usare Pidgin (per alcuni versi molto meglio dato che è multiprotocollo) e cosa che aspetto è Inkscape.
Ma la necessità di utilizzare i propri programmi preferiti, è solo un’esigenza tecnica? o l’uso di determinati programmi fa sì che questi siano estensione della nostra mente e quindi senza non riusciremmo a lavorare? io penso tanto la seconda. L’uso di determinati strumenti plasma la nostra mente in modo così considerevole, che un programma simile (o lo stesso programma aggiornato graficamente) non sia coinciliabile con il nostro modo di pensare.
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Dentro le bottiglie cantava una sera l’anima del vino:
“Uomo, caro diseredato, eccoti un canto pieno
di luce e di fraternità da questa prigione
di vetro e da sotto le vermiglie ceralacche!
So quanta pena, quanto sudore e quanto sole
cocente servono, sulla collina ardente,
per mettermi al mondo e donarmi l’anima;
ma non sarò ingrato né malefico,
perché sento una gioia immensa quando scendo
giù per la gola di un uomo affranto di fatica,
e il suo caldo petto è una dolce tomba
dove sto meglio che nelle mie fredde cantine.
Senti come eccheggiano i ritornelli delle domeniche?
Senti come bisbiglia la speranza nel mio seno palpitante?
Vedrai come mi esalterai e sarai contento
coi gomiti sul tavolo e le maniche rimboccate!
Come accenderò lo sguardo della tua donna rapita!
Come ridarò a tuo figlio la sua forza e i suoi colori!
Come sarò per quell’esile atleta della vita
l’olio che tempra i muscoli dei lottatori!
Cadrò in te, ambrosia vegetale,
prezioso grano sparso dal Seminatore eterno,
perché dal nostro amore nasca la poesia
che come un raro fiore s’alzerà verso Dio!”.
Charles Baudelaire
È ora di ubriacarsi! Ebbri! Per non esser gli schiavi seviziati del Tempo: ubriachi! Senza tregua! Di vino, di poesia o di virtù – a piacer vostro.
Il vino e l’uomo mi fanno pensare a due lottatori tra loro amici, che si combattono senza tregua, e continuamente rifanno la pace. Il vinto abbraccia sempre il vincitore.
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Con le mani prepari antipasto a base prosciutto cotto, minuziosamente tagliato in perfetti rettangoli con sopra del formaggio fuso. Con le mani prepari un pollo con le patate che ha un retrogusto di cipolla, ma la cipolla non c’è, forse saranno proprio le mani.
Con le mani prendi, accarezzi e stringi. Con le mani se vuoi puoi anche dire di sì.
Come un pianista conosco bene i testi su cui muovo le dita. Dolci pressioni per scoprire se è accordato, per scoprire quale scala usare.
Le mani, entrambe, corrono lungo tasti bianchi avorio alternati da piccoli tasti ebano ed ecco quella dolce melodia.
Un cuore che batte, due cuori che battono. L’uno contro l’altro. Respiri asmatici.
E’ il mio concerto a luci soffuse. Io che non ho il senso del tempo, io che perdo il ritmo, io che la musica è meglio se l’ascolto soltanto.
Alla fine nessun applauso, solo sorrisi e parole in sordina.
La donna cannone
Butterò questo mio
enorme cuore
tra le stelle un giorno
giuro che lo farò
e oltre l’azzurro della tenda
nell’azzurro io volerò
quando la donna cannone
d’oro e d’argento diventerà
senza passare per la stazione
l’ultimo treno prenderà
in faccia ai maligni
e ai superbi
il mio nome scintillerà
dalle porte della notte
il giorno si bloccherà
un applauso del pubblico pagante
lo sottolineerà
dalla bocca del cannone
una canzone esploderà
e con le mani amore
per le mani ti prenderà
e senza dire parole
nel mio cuore ti porterò
e non avrò paura
se non sarò bella come dici tu
e voleremo in cielo
in carne ed ossa
non torneremo più
e senza fame e senza sete
e senza ali e senza rete
voleremo via
così la donna cannone
quell’enorme mistero volò
tutta sola verso un cielo nero
nero s’incamminò
tutti chiusero gli occhi
l’attimo esatto in cui sparì
altri giurarono spergiurarono
che non erano mai stati li
e con le mani amore
per le mani ti prenderò
e senza dire parole
nel mio cuore ti porterò
e non avrò paura
se non sarò bella come vuoi tu
e voleremo in cielo
in carne ed ossa
non torneremo più
e senza fame e senza sete
e senza ali e senza rete
voleremo via
Francesco De Gregori
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24 aprile 2008, o meglio ancora giornata di pasquetta.
La giornata inizia presto, alle 6.20 mio padre che mi chiama e mi dice «ancora qua sei? non devi essere alla stazione alle 6.30?», come al solito non mi presta attenzione quando parla e prende in modo randomico parole da quello che gli dico e si inventa cose tutte sue. Forse s’immagina anche io stia costruendo un robot in cartapesta per la mia tesi…
Alle 6.30 suona puntuale la sveglia, lei sì che non sgarra mai di un minuti e fa proprio come le avevo detto la sera prima. Mi sveglia col suo solito fare, prima un beep, poi un secondo di silenzio e via con una serie di suoni che ti mettono l’ansia. Corro a spegnerla e mi rimetto nel letto.
Fuori piove, c’è vento e io penso che devo scendere in bici ad ogni costo, ho la responsabilità del gruppo che salirà a Notarbartolo.
Dieci minuti e accendo il cellulare, ecco un messaggio di Laura «già se la sono arrifardiati in sei» e cominciamo a mandarci una miriade di messaggi pur di non alzarci, finché non diventa obbligatorio, e allora colazione veloce e di corsa in bici.
E’ la prima volta che vado su questa bici, non la trovo poi tanto comoda, specilamente per frenare, è la bici da corsa che mi ha regalato Davpal e che ho chiamato, appunto in suo onore, davpal.
Passo da Laura con il massimo della puntualità e andiamo alla stazione e siamo soli. Ovviamente gli altri sono arrivati tutti all’ultimo minuto.
Saliti sul treno ci guardiamo negli occhi, siamo comunque un bel po’, giovani e non, e tutti matti.
Le due ore di treno passano in fretta, anche se ci conosciamo già tutti non mancano argomenti per conoscerci meglio, parlando di tutto un po’.
Arrivati a Castellammare ci rendiamo conto che il precisissimo meteo del nostro astronomo si sbagliava di brutto. Lui prevedeva pioggia dalle 12 in poi, noi la pioggia ce la siamo presi sin da subito. Pazienza, siamo cicloturisti o no? Ci piacciono le strutture megaconfortevoli che deidentificano l’ambiente o ci piace viverlo così come è, nei suoi pregi e nei suoi difetti?
Dopo la prima e lunga salita facciamo una sosta e troviamo un’istante di sole che ci riempe di ottimismo e ci dirigiamo verso il famoso bar di Castellammare, punto di incontro per tutti quelli che si muoveranno poi per Segesta. Lì tutti ci guardano come se fossi degli alieni, ma siamo semplicemente matti. Lo pensano anche degli amici che incontriamo lì per caso.
La sorpresa più piacevole è stata l’arrivo di un socio con moglie che hanno cambiato idea all’ultimo e hanno deciso di raggiungerci in auto+bici. Una vera manna dal cielo avere una macchina di servizio con quel temporale.
oltre la pioggia arriva anche la grandine, ma non possiamo più rimanere sotto la tettoia, bisogna andare e andiamo.
Se prima sembravamo dei matti agli occhi della gente, adesso ne avevano la conferma, stavamo veramente pedalando sotto la tempesta.
Nel programma la gita viene indicata come facile-medio, con qualche leggera salitina, e anche se le salite erano leggere, le discese non erano più frequenti. Anche le zone in piano erano sporadiche.
La strada è lunga e i partecipanti etoregenei, non tutti riesco a mantenere lo stesso ritmo e così il gruppo si sfalda in due, ma non sarebbe dovuto essere un problema, avevamo quattro ricetrasmittenti ed eravamo anche in quattro ad avere esperienza, nonché certificato, di accompagnori cicloturisti, invece ad un bivio importante ci siamo persi.
Al bivio che indicava Segesta noi dovevamo andare dalla parte opposta, ma questo, prevedendo un gruppo compatto, non lo sapeva nessuno se non il capogita, così il secondo gruppo ha sbagliato strada.
Mea culpa, sarei dovuto rimanere al bivio a fare il palo e a indicare la strada corretta, ma la pioggia e davpal che non era il massimo della comodità mi hanno fatto dimenticare il mio dovere.
Nel frattempo noi procediamo cercando un punto dove ripararci e sulla strada troviamo dei rospi schiacciati dalle auto. I rospi migrano nella stagione dell’amore ad accoppiarsi in zone ben determinate e ogni anno avviene una strage nelle strade di campagna del nord, ma non pensavo che potesse succedere anche in Sicilia, dove di zone paludose per i rospi per quanto ne so non esistono un gran ché e la battuta nasce spontanea «quei due rospi dovevano essere gli unici veramente innamorati, infatti sono morti male». Dopo una lunga discesa troviamo un ponte dell’autostrada con tanto di slargo sotto dove sostare.
La cosa più stupefacente è stata scoprire che in questo slargo c’era una sorta di capanna di legno, con tanto di tavolo e un materasso. Inutile dire che è stata provvidenziale, tutti lì dentro a riscaldarci a vicenda come il bue e l’asinello della favosa grotta.
Altra presenza provvidenziale è stata quella di Marcello, che nel suo zaino portava due bottiglie di vino rosso «in caso non bastasse quello del ristorante» aveva detto sul treno, e invece ecco che si rivela utile per riscaldare un po’ il nostro spirito.
Ricompattato il gruppo via di nuovo verso la meta, ma questa unione non sarebbe durata a lungo, infatti dopo qualche chilometro le salite e il vento avverso «fanno selezione» (per dirla alla Gianluca) costringono il gruppo a sfilarciarci nuovamente.
Anche io ad un certo punto mi sono dovuto fermare. Il cuore stava uscendo dal petto, ma non ci si poteva arrendere, bisognava andare avanti, contro il vento, la pioggia, il fango e la salita in tornante in strada trafficate dalle auto in doppio senso di circolazione.
Ogni passo sembrava una vittoria e incitare gli altri era un modo per autoconvincersi.
Ad un certo punto il sapore della pioggia sulle mie labbra viene accompagnata da splendide visioni multicolore, fiorellini viola, gialli e arancioni, colori che mi fanno sorridere e guardare avanti dove tutto sembra migliorare.
Davanti a me montagne verdi, di tutti i colori del verde immaginabili, il sole e le nuvole aiutavano a creare sfumature incredibili e il cielo, sopra le nuvole era ancora, segretamente, blu.
Piano piano spingo finché sento che è l’ora di ritentare a salire sulla bici, non capisco più se piove o meno, e vedo il tempio illuminato e la salita che sta per finire e la discesa che sta per iniziare.
Mi metto in sella e vado, un piccolo sforzo e poi si scende, con tanto orgoglio per avercela fatta.
Giù si decide per evitare la visita al tempio e di correre al riparo dentro al ristorante all’antica stazione e soprattutto a rifocillarci.
Arrivati al ristorante mettiamo al riparo le nostre bici e invadiamo la sala per noi predisposta. Tavolata unica per una trentina di persone, proprio come piace a me, possiamo stare tutti insieme come una grande famiglia anche se un tavolo rettangolare è pur sempre dispersivo.
Iniziamo a spogliarci, a cambiarci, c’è chi addirittura cammina a piedi scalzi tranquillamente, come se fosse a casa sua.
A tavola c’è già il vino, l’acqua e il pane, e ovviamente noi abbbiamo solo occhi per vino, così brindiamo alla nostra avventura e alla nostra bella compagnia di pazzi in bicicletta, riscaldandoci il gargarozzo.
Fuori spunta il sole, quasi a prendersi beffa di noi, di noi che invece lo guardiamo sorridendo come a voler dire «peccato che non ci hai accompagnato in questa pedalata, ti saresti divertito anche tu!»
Arrivano anche le pietanze,un piatto con carne di agnello, un rotolino di salsiccia e una fetta di carne di maiale. Ci aspettavamo tutt’altro, ci aspettavamo una bella grigliata tipo scampagnata. Forse in condizioni normali quella carne sarebbe bastata, forse anche avanzata, ma dopo tutta quella fatica è stato necessario richiedere una pasta extra per tappare il buco. Grazie ad Alessandro poi abbiamo avuto anche un trattamento particolare, ci anno fatto una pasta buonissima ad un prezzo scontato (anche se comunque più caro di quello che avremmo voluto).
Inoltre era necessario ingannare il tempo visto che fuori continuava a piovere e non ci era rimasto dove andare e cosa ci può essere di meglio che mangiare e bere per ingannare il tempo? Specialmente se poi si comincia a parlare a ruota libera su cose che magari non avresti mai fatto prima?
Nel frattempo guardo la brocca di vino, guardo Stefania con sguardo complice e le dico «svuoto la bottiglietta d’acqua?» e dopo un poco eccomi travasare il vino dalla brocca alla bottiglia, e travasare anche quello rimasto dai bicchieri, proprio da ubruaconi.
Io, poi, completamente andato scrivo sms a macchinetta, li scrivo come mi vengono senza rileggerli e la fusione traspare abbastanza. Tutto finisce però quando le mie orecchie odono parole in vino veritas.
Sempre in modalità fuso-mode ON canto un cd di Vasco con canzoni sconosciute ai più insieme a tanta bella gente che mi sorprende conoscendole: Valium, Susanna, Voglio andare al mare, Non l’hai mica capito, Sensazioni forti, Ieri ho sgozzato mio figlio e altre ancora.
Intanto Irene sente la necessità di un sacco a pelo, e io e Stefania rispondiamo al balzo che necessito di un sacco di pelo.
Il presidente l’aveva detto che eravamo una compagnia di pazzi, l’aveva già detto «il webmaster è ubriaco».
La sera arriva e i camerieri hanno già pulito tutto, spengono i condizionatori, le luci e ci chiedono di andare, che è festa anche per loro.
Ci vestiamo e andiamo sotto un gazebo a ripararci. Dopo un po’ iniziano lezioni di salsa, arti marziali, discorsi sul sapersi arrangiare, tanto per ingannare il tempo.
Il delirio continua così all’esasperazione, fino a quando non ci spostiamo nella stazione ad aspettare il treno e giocare a arriva totò cu tutti i so figghi.
Arriva il treno, carichiamo le bici molto male e dobbiamo dividerci in due vagoni, ma lo spirito goliardico rimane e cominciamo a giocare ad indovinare la parola scritta sulla propria fronte facendo domande agli altri. La prima povera vittima doveva essere quello apparentamente più bevuto che giustamente ero io (continuavo ad assaggiare il vino per riscaldarmi), la parola che avrei dovuto indovinare era defecografia, vi sembra giusto?
All’altezza di Carini ci viene detto che dobbiamo scendere a causa di linea interrotta e cominciamo già a preoccuparci. Dopo un po’ ci avvertono che c’è la possibilità di continuare fino a Tommaso Natale e noi tiriamo un sospiro di sollievo.
A Tommaso Natale aspettando di scendere sentiamo il vagone muoversi, il vento lo faceva ondeggiare, shockante!
Scendere dal treno è stato spaventoso, bastava staccare il piede da terra per sentirsi tirati via dal vento.
Fortunatamente tutti abbiamo trovato un passaggio per tornare a casa e tutto è bene quel che finisce bene.
Dopo qualche ora siamo tutti a casa pronti a ricordare una giornata molto particolare.
E come direbbe il mitico Vasco:
Cosa importa se è finita
che cosa importa se ho la gola bruciata
o no!?!
Ciò che conta è che sia stata
come una splendida giornata
Una splendida giornata
straviziata, stravissuta, senza tregua
Una splendida giornata,
sempre con il cuore in gola fino a sera,
finché la sera non arriverà
Ma che importa se è finita,
che cosa importa se era la mia vita… o no!?!
Ciò che conta è che sia stata
una fantastica giornata… morbida…
Oh splendida gionata
che comincia sempre con un’alba timida
Oh spledida giornata
quante sensazioni, con quali emozioni
poi, alla fine, ti travolgerà
Cosa importa se è finita,
che cosa importa se ho la gola bruciata… o no!?!
Cosa importa se è durata…
quello che conta è che sia stata
Una splendida giornata
straviziata, stravissuta, senza tregua.
Una splendida giornata
sempre con il cuore in gola fino a sera,
finché la sera non arriverà
finché la sera non arriverà
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Oggi è il primo giorno di primavera. È la giornata mondiale della poesia patrocinata dall’Unesco, oggi è il compleanno di Manju.
La primavera quest’anno è entrata in anticipo per me (non parlo di allergie varie), soprattutto grazie all’O.G
Ieri ho sgozzato mio figlio
La primavera bussa alle porte
entra dalle finestre
s’infila sotto le gonne
delle donne
La primavera mette scompiglio
ieri ho sgozzato mio figlio
è stato uno sbaglio
è stato uno sbaglio
credevo fosse un coniglio
La primavera ormai è dappertutto uhh!
si struscia come un gatto
contro i piedi del letto
sono già agitato
sono già agitato
sono già agitato tutto
La primavera è solo un dispetto
un richiamo perfetto
un ottimo abbaglio
un ottimo abbaglio
e poi è già l’inverno
l’inverno
La primavera bussa alle porte
entra da quelle aperte
s’infila sotto le gonne
delle donne
La primavera mette scompiglio
ieri ho sgozzato mio figlio
è stato un sbaglio
credevo fosse un coniglio
Vasco Rossi
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