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Entries categorized as ‘canzoni che fanno riflettere’

L’Operaio Della Fiat (La 1100)

Giugno 20, 2008 · Nessun Commento

Hai finito il tuo lavoro
hai tolto trucioli dalla scocca
è il tuo lavoro di catena
che curva a poco a poco la tua schiena
neanche un minuto per ogni auto
la catena è assai veloce
e il lavoro ti ha condotto
a odiare la 128
Ma alla fine settimana
il riposo ci fa bene
noi andremo senza pensieri

dagli amici a Moncalieri
. . . la millecento,la millecento . . .
Hai lasciato la catena
un bicchiere di vino buono
ti ridà tutto il calore
trovi la tua donna e fai l’amore
sei già pronto per partire
spegni tutte le luci di casa
metti il tuo abito migliore e pulito
lasci al gatto la carne per tre giorni

e insieme a una Torino abbandonata
trovi la tua macchina bruciata
. . . la millecento,la millecento,la millecento . . .

Rino Gaetano

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E’ necessario

Giugno 12, 2008 · 1 Commento

Io so che non è facile
riuscire a proiettarsi nel futuro
immaginando come sarà
la vita andando avanti;
le scelte che farò
saranno sempre più importanti
dei dubbi che ho
che oggi sono ancora tanti.

E’ necessario che io sia coerente con me stesso
per dare il peso giusto e un senso a tutto il resto
ed è importante che non faccia cose in cui non credo
per non confondermi e dover tornare indietro…
e’ necessario, è necessario…

Oggi è un nuovo giorno
e se vorrò potrò passarlo meglio,
guardando verso il sole
cercando il tuo sorriso al mio risveglio;
non so cosa farò
non mi farò troppe domande,
so solo che vivrò
e questo forse è più importante…

Tiromancino

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Stencil, che passione!

Maggio 26, 2008 · Nessun Commento

Adoro tutta la street art, dai graffiti agli stencil, mi piace fotografarli, studiarli nella incapacità di realizzarli.

Posto qui quelli che ho fotografato ultimamente in giro:

stencil,  mas hostias

questa l’ho scattata alla facoltà di filosofia di Madrid, oltre i tre bei visini sulla sinistra potete leggere un altro stencil con lo slogan di una manifestazione nazionale che si sarebbe tenuta in quel periodo contro il precariato e l’aumento degli affitti. Lo slogan è “- Hostias + Vivienda”.

stencil firenze

su un muro fiorentino, mi sa molto di musica groove
stencil firenze critical mass bike

stencil palermo critical mass bike

Il primo è scattato sempre a Firenze, l’altro l’ho fatto io a Palermo sul muro del bar Touring di fronte l’orto botanico.
Come si può ben vedere io gli stencil non li so fare.

Non è difficile, basta scaricare un’immagine già pronta da internet da siti come StencilProject o StencilRevolution stamparli, ritagliarli e proiettarli sui muri, ma sono impedito e non mi vengono.

Allora non mi resta che questo blog per esprimere me stesso e cantare nel frattempo:

Amor che a nullo amato amar perdona porco cane lo scriverò sui muri e sulle metropolitane di questa città (Jovanotti, Serenata Rap)

e siccome ho fatto qualcosa di orrendo, ovvero citare Jovanotti su questo blog, per salvarmi farò un’altra citazione “alta”:

Non restare chiuso qui pensiero
riempiti di sole e vai nel cielo
cerca la tua casa e poi sul muro
scrivi tutto ciò che sai, che è vero, che è vero.
(Pooh, Pensiero)

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Con le mani sbucci le cipolle

Aprile 1, 2008 · 10 Commenti

Con le mani prepari antipasto a base prosciutto cotto, minuziosamente tagliato in perfetti rettangoli con sopra del formaggio fuso. Con le mani prepari un pollo con le patate che ha un retrogusto di cipolla, ma la cipolla non c’è, forse saranno proprio le mani.
Con le mani prendi, accarezzi e stringi. Con le mani se vuoi puoi anche dire di sì.

Come un pianista conosco bene i testi su cui muovo le dita. Dolci pressioni per scoprire se è accordato, per scoprire quale scala usare.
Le mani, entrambe, corrono lungo tasti bianchi avorio alternati da piccoli tasti ebano ed ecco quella dolce melodia.
Un cuore che batte, due cuori che battono. L’uno contro l’altro. Respiri asmatici.
E’ il mio concerto a luci soffuse. Io che non ho il senso del tempo, io che perdo il ritmo, io che la musica è meglio se l’ascolto soltanto.
Alla fine nessun applauso, solo sorrisi e parole in sordina.

La donna cannone

Butterò questo mio
enorme cuore
tra le stelle un giorno
giuro che lo farò
e oltre l’azzurro della tenda
nell’azzurro io volerò
quando la donna cannone
d’oro e d’argento diventerà
senza passare per la stazione
l’ultimo treno prenderà
in faccia ai maligni
e ai superbi
il mio nome scintillerà
dalle porte della notte
il giorno si bloccherà
un applauso del pubblico pagante
lo sottolineerà
dalla bocca del cannone
una canzone esploderà
e con le mani amore
per le mani ti prenderà
e senza dire parole
nel mio cuore ti porterò
e non avrò paura
se non sarò bella come dici tu
e voleremo in cielo
in carne ed ossa
non torneremo più
e senza fame e senza sete
e senza ali e senza rete
voleremo via
così la donna cannone
quell’enorme mistero volò
tutta sola verso un cielo nero
nero s’incamminò
tutti chiusero gli occhi
l’attimo esatto in cui sparì
altri giurarono spergiurarono
che non erano mai stati li
e con le mani amore
per le mani ti prenderò
e senza dire parole
nel mio cuore ti porterò
e non avrò paura
se non sarò bella come vuoi tu
e voleremo in cielo
in carne ed ossa
non torneremo più
e senza fame e senza sete
e senza ali e senza rete
voleremo via

Francesco De Gregori

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Una pasquetta spericolata

Marzo 30, 2008 · Nessun Commento

24 aprile 2008, o meglio ancora giornata di pasquetta.
La giornata inizia presto, alle 6.20 mio padre che mi chiama e mi dice «ancora qua sei? non devi essere alla stazione alle 6.30?», come al solito non mi presta attenzione quando parla e prende in modo randomico parole da quello che gli dico e si inventa cose tutte sue. Forse s’immagina anche io stia costruendo un robot in cartapesta per la mia tesi…
Alle 6.30 suona puntuale la sveglia, lei sì che non sgarra mai di un minuti e fa proprio come le avevo detto la sera prima. Mi sveglia col suo solito fare, prima un beep, poi un secondo di silenzio e via con una serie di suoni che ti mettono l’ansia. Corro a spegnerla e mi rimetto nel letto.
Fuori piove, c’è vento e io penso che devo scendere in bici ad ogni costo, ho la responsabilità del gruppo che salirà a Notarbartolo.
Dieci minuti e accendo il cellulare, ecco un messaggio di Laura «già se la sono arrifardiati in sei» e cominciamo a mandarci una miriade di messaggi pur di non alzarci, finché non diventa obbligatorio, e allora colazione veloce e di corsa in bici.
E’ la prima volta che vado su questa bici, non la trovo poi tanto comoda, specilamente per frenare, è la bici da corsa che mi ha regalato Davpal e che ho chiamato, appunto in suo onore, davpal.
Passo da Laura con il massimo della puntualità e andiamo alla stazione e siamo soli. Ovviamente gli altri sono arrivati tutti all’ultimo minuto.
Saliti sul treno ci guardiamo negli occhi, siamo comunque un bel po’, giovani e non, e tutti matti.

Le due ore di treno passano in fretta, anche se ci conosciamo già tutti non mancano argomenti per conoscerci meglio, parlando di tutto un po’.
Arrivati a Castellammare ci rendiamo conto che il precisissimo meteo del nostro astronomo si sbagliava di brutto. Lui prevedeva pioggia dalle 12 in poi, noi la pioggia ce la siamo presi sin da subito. Pazienza, siamo cicloturisti o no? Ci piacciono le strutture megaconfortevoli che deidentificano l’ambiente o ci piace viverlo così come è, nei suoi pregi e nei suoi difetti?
Dopo la prima e lunga salita facciamo una sosta e troviamo un’istante di sole che ci riempe di ottimismo e ci dirigiamo verso il famoso bar di Castellammare, punto di incontro per tutti quelli che si muoveranno poi per Segesta. Lì tutti ci guardano come se fossi degli alieni, ma siamo semplicemente matti. Lo pensano anche degli amici che incontriamo lì per caso.
La sorpresa più piacevole è stata l’arrivo di un socio con moglie che hanno cambiato idea all’ultimo e hanno deciso di raggiungerci in auto+bici. Una vera manna dal cielo avere una macchina di servizio con quel temporale.
oltre la pioggia arriva anche la grandine, ma non possiamo più rimanere sotto la tettoia, bisogna andare e andiamo.
Se prima sembravamo dei matti agli occhi della gente, adesso ne avevano la conferma, stavamo veramente pedalando sotto la tempesta.

Nel programma la gita viene indicata come facile-medio, con qualche leggera salitina, e anche se le salite erano leggere, le discese non erano più frequenti. Anche le zone in piano erano sporadiche.

La strada è lunga e i partecipanti etoregenei, non tutti riesco a mantenere lo stesso ritmo e così il gruppo si sfalda in due, ma non sarebbe dovuto essere un problema, avevamo quattro ricetrasmittenti ed eravamo anche in quattro ad avere esperienza, nonché certificato, di accompagnori cicloturisti, invece ad un bivio importante ci siamo persi.
Al bivio che indicava Segesta noi dovevamo andare dalla parte opposta, ma questo, prevedendo un gruppo compatto, non lo sapeva nessuno se non il capogita, così il secondo gruppo ha sbagliato strada.
Mea culpa, sarei dovuto rimanere al bivio a fare il palo e a indicare la strada corretta, ma la pioggia e davpal che non era il massimo della comodità mi hanno fatto dimenticare il mio dovere.
Nel frattempo noi procediamo cercando un punto dove ripararci e sulla strada troviamo dei rospi schiacciati dalle auto. I rospi migrano nella stagione dell’amore ad accoppiarsi in zone ben determinate e ogni anno avviene una strage nelle strade di campagna del nord, ma non pensavo che potesse succedere anche in Sicilia, dove di zone paludose per i rospi per quanto ne so non esistono un gran ché e la battuta nasce spontanea «quei due rospi dovevano essere gli unici veramente innamorati, infatti sono morti male». Dopo una lunga discesa troviamo un ponte dell’autostrada con tanto di slargo sotto dove sostare.
La cosa più stupefacente è stata scoprire che in questo slargo c’era una sorta di capanna di legno, con tanto di tavolo e un materasso. Inutile dire che è stata provvidenziale, tutti lì dentro a riscaldarci a vicenda come il bue e l’asinello della favosa grotta.
Altra presenza provvidenziale è stata quella di Marcello, che nel suo zaino portava due bottiglie di vino rosso «in caso non bastasse quello del ristorante» aveva detto sul treno, e invece ecco che si rivela utile per riscaldare un po’ il nostro spirito.
Ricompattato il gruppo via di nuovo verso la meta, ma questa unione non sarebbe durata a lungo, infatti dopo qualche chilometro le salite e il vento avverso «fanno selezione» (per dirla alla Gianluca) costringono il gruppo a sfilarciarci nuovamente.
Anche io ad un certo punto mi sono dovuto fermare. Il cuore stava uscendo dal petto, ma non ci si poteva arrendere, bisognava andare avanti, contro il vento, la pioggia, il fango e la salita in tornante in strada trafficate dalle auto in doppio senso di circolazione.
Ogni passo sembrava una vittoria e incitare gli altri era un modo per autoconvincersi.

Ad un certo punto il sapore della pioggia sulle mie labbra viene accompagnata da splendide visioni multicolore, fiorellini viola, gialli e arancioni, colori che mi fanno sorridere e guardare avanti dove tutto sembra migliorare.
Davanti a me montagne verdi, di tutti i colori del verde immaginabili, il sole e le nuvole aiutavano a creare sfumature incredibili e il cielo, sopra le nuvole era ancora, segretamente, blu.
Piano piano spingo finché sento che è l’ora di ritentare a salire sulla bici, non capisco più se piove o meno, e vedo il tempio illuminato e la salita che sta per finire e la discesa che sta per iniziare.
Mi metto in sella e vado, un piccolo sforzo e poi si scende, con tanto orgoglio per avercela fatta.
Giù si decide per evitare la visita al tempio e di correre al riparo dentro al ristorante all’antica stazione e soprattutto a rifocillarci.

Arrivati al ristorante mettiamo al riparo le nostre bici e invadiamo la sala per noi predisposta. Tavolata unica per una trentina di persone, proprio come piace a me, possiamo stare tutti insieme come una grande famiglia anche se un tavolo rettangolare è pur sempre dispersivo.
Iniziamo a spogliarci, a cambiarci, c’è chi addirittura cammina a piedi scalzi tranquillamente, come se fosse a casa sua.
A tavola c’è già il vino, l’acqua e il pane, e ovviamente noi abbbiamo solo occhi per vino, così brindiamo alla nostra avventura e alla nostra bella compagnia di pazzi in bicicletta, riscaldandoci il gargarozzo.
Fuori spunta il sole, quasi a prendersi beffa di noi, di noi che invece lo guardiamo sorridendo come a voler dire «peccato che non ci hai accompagnato in questa pedalata, ti saresti divertito anche tu!»
Arrivano anche le pietanze,un piatto con carne di agnello, un rotolino di salsiccia e una fetta di carne di maiale. Ci aspettavamo tutt’altro, ci aspettavamo una bella grigliata tipo scampagnata. Forse in condizioni normali quella carne sarebbe bastata, forse anche avanzata, ma dopo tutta quella fatica è stato necessario richiedere una pasta extra per tappare il buco. Grazie ad Alessandro poi abbiamo avuto anche un trattamento particolare, ci anno fatto una pasta buonissima ad un prezzo scontato (anche se comunque più caro di quello che avremmo voluto).
Inoltre era necessario ingannare il tempo visto che fuori continuava a piovere e non ci era rimasto dove andare e cosa ci può essere di meglio che mangiare e bere per ingannare il tempo? Specialmente se poi si comincia a parlare a ruota libera su cose che magari non avresti mai fatto prima?
Nel frattempo guardo la brocca di vino, guardo Stefania con sguardo complice e le dico «svuoto la bottiglietta d’acqua?» e dopo un poco eccomi travasare il vino dalla brocca alla bottiglia, e travasare anche quello rimasto dai bicchieri, proprio da ubruaconi.
Io, poi, completamente andato scrivo sms a macchinetta, li scrivo come mi vengono senza rileggerli e la fusione traspare abbastanza. Tutto finisce però quando le mie orecchie odono parole in vino veritas.
Sempre in modalità fuso-mode ON canto un cd di Vasco con canzoni sconosciute ai più insieme a tanta bella gente che mi sorprende conoscendole: Valium, Susanna, Voglio andare al mare, Non l’hai mica capito, Sensazioni forti, Ieri ho sgozzato mio figlio e altre ancora.
Intanto Irene sente la necessità di un sacco a pelo, e io e Stefania rispondiamo al balzo che necessito di un sacco di pelo.
Il presidente l’aveva detto che eravamo una compagnia di pazzi, l’aveva già detto «il webmaster è ubriaco».

La sera arriva e i camerieri hanno già pulito tutto, spengono i condizionatori, le luci e ci chiedono di andare, che è festa anche per loro.
Ci vestiamo e andiamo sotto un gazebo a ripararci. Dopo un po’ iniziano lezioni di salsa, arti marziali, discorsi sul sapersi arrangiare, tanto per ingannare il tempo.
Il delirio continua così all’esasperazione, fino a quando non ci spostiamo nella stazione ad aspettare il treno e giocare a arriva totò cu tutti i so figghi.

Arriva il treno, carichiamo le bici molto male e dobbiamo dividerci in due vagoni, ma lo spirito goliardico rimane e cominciamo a giocare ad indovinare la parola scritta sulla propria fronte facendo domande agli altri. La prima povera vittima doveva essere quello apparentamente più bevuto che giustamente ero io (continuavo ad assaggiare il vino per riscaldarmi), la parola che avrei dovuto indovinare era defecografia, vi sembra giusto?
All’altezza di Carini ci viene detto che dobbiamo scendere a causa di linea interrotta e cominciamo già a preoccuparci. Dopo un po’ ci avvertono che c’è la possibilità di continuare fino a Tommaso Natale e noi tiriamo un sospiro di sollievo.
A Tommaso Natale aspettando di scendere sentiamo il vagone muoversi, il vento lo faceva ondeggiare, shockante!
Scendere dal treno è stato spaventoso, bastava staccare il piede da terra per sentirsi tirati via dal vento.
Fortunatamente tutti abbiamo trovato un passaggio per tornare a casa e tutto è bene quel che finisce bene.
Dopo qualche ora siamo tutti a casa pronti a ricordare una giornata molto particolare.

E come direbbe il mitico Vasco:

Cosa importa se è finita
che cosa importa se ho la gola bruciata
o no!?!
Ciò che conta è che sia stata
come una splendida giornata
Una splendida giornata
straviziata, stravissuta, senza tregua
Una splendida giornata,
sempre con il cuore in gola fino a sera,
finché la sera non arriverà
Ma che importa se è finita,
che cosa importa se era la mia vita… o no!?!
Ciò che conta è che sia stata
una fantastica giornata… morbida…
Oh splendida gionata
che comincia sempre con un’alba timida
Oh spledida giornata
quante sensazioni, con quali emozioni
poi, alla fine, ti travolgerà

Cosa importa se è finita,
che cosa importa se ho la gola bruciata… o no!?!
Cosa importa se è durata…
quello che conta è che sia stata
Una splendida giornata
straviziata, stravissuta, senza tregua.
Una splendida giornata
sempre con il cuore in gola fino a sera,
finché la sera non arriverà
finché la sera non arriverà

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Buongiorno primavera

Marzo 21, 2008 · 2 Commenti

Oggi è il primo giorno di primavera. È la giornata mondiale della poesia patrocinata dall’Unesco, oggi è il compleanno di Manju.
La primavera quest’anno è entrata in anticipo per me (non parlo di allergie varie), soprattutto grazie all’O.G :)

Ieri ho sgozzato mio figlio

La primavera bussa alle porte
entra dalle finestre
s’infila sotto le gonne
delle donne
La primavera mette scompiglio
ieri ho sgozzato mio figlio
è stato uno sbaglio
è stato uno sbaglio
credevo fosse un coniglio
La primavera ormai è dappertutto uhh!
si struscia come un gatto
contro i piedi del letto

sono già agitato
sono già agitato
sono già agitato tutto

La primavera è solo un dispetto
un richiamo perfetto
un ottimo abbaglio
un ottimo abbaglio
e poi è già l’inverno
l’inverno

La primavera bussa alle porte
entra da quelle aperte
s’infila sotto le gonne
delle donne

La primavera mette scompiglio
ieri ho sgozzato mio figlio
è stato un sbaglio
credevo fosse un coniglio

Vasco Rossi

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Colonna sonora

Marzo 3, 2008 · 3 Commenti

Come si intitola questa canzone?
Non conosco mai i titoli delle canzoni, però la conosco…
Ma la stati ascoltando?
Beh, sì…più o meno, ma la conosco

Dentro i miei vuoti

Impalcature spartitraffico, fari alonati blu monossido
Due solitudini si attraggono: tu chi sei?

Come due intrusi che sorvolano le tangenziali dell’intimità
Fiutando diffidenze e affinità. Resta qui!

Da quanto siamo qua non chiederlo,
Dalle finestre luci scorrono,
Lenzuola stropicciate …che ora è?
Stai con me!

Se c’è un motivo trovalo con me
Senza ingranaggi senza chiedere perché.
Dentro i miei vuoti puoi nasconderti,
Le tue paure addormentale con me
Se c’è un motivo.

Due solitudini si avvolgono
Due corpi estranei s’intrecciano
Duemila esitazioni sbocciano
Stai con me.

Se c’è un motivo trovalo con me
Senza ingranaggi senza chiedere perché
Dentro i miei vuoti puoi nasconderti,
Se c’è un motivo trovalo con me.
Senza ingranaggi senza chiedere perché
Dentro i miei vuoti puoi nasconderti.
Le tue paure addormentale con me
Le tue paure addormentale con me
Le tue paure addormentale con me
Le tue paure addormentale con me
Le tue paure addormentale con me

Se c’è un motivo

Subsonica

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Nicotina Groove

Febbraio 14, 2008 · 3 Commenti

La nicotina a basse concentrazioni è una sostanza stimolante ed è uno dei principali fattori legati al piacere ed all’abitudine, nel senso che crea dipendenza, del fumare tabacco.

La parola inglese groove indica una serie ritmica che si ripete ciclicamente; il verbo inglese to groove che fra i suoi significati ha anche quello di divertirsi intensamente.

Questa canzone dei Subsonica ha un effetto ipnotico: immagino buio e odori forti, immagino un vortice di endorfina.

Segui il suo sentiero giallo fra le dita,
morbida vertigine sui vuoti della vita,
nebbia calda e densa appesantisce il mio respiro,
prime luci del mattino resto ancora in giro.

Nuvole in bottiglia vuote come i miei pensieri,
cerco un po’ di vita per dimenticare ieri,
piove e per la strada c’è una luce surreale,
né giorno né la notte dolce limbo boreale.

NICOTINA NICOTINA

Catalitica la notte incontra la mia sete,
stormi di dolci gabbiani dalle discoteche
sgommano e decollano e incomincia un altro giro,
la brace tra le dita chiama un altro tiro.

NICOTINA NICOTINA GROOVE NICOTINA…

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-13

Febbraio 9, 2008 · Nessun Commento

Piccolo medley nella mia testa

fammi leccare la tua pelle di bambola
Labbra cromate ricordi seriali
fiato sporco su di me
Le tue dita fredde puntano sul mio cuore
Ci provo gusto me ne accorgo ed allora
A corpo libero, in tutto l’istinto che c’è.

tratto da Mammifero

Oggi rubo il fiato alle mie ansie, perciò
Se guido in fretta sotto il sole, giusto perché
Necessito contatto fisico più che intimo e subito.

No complicazioni, zero o poca teoria, non più
Discorsi oziosi e gente in posa, ma solo
Voci amiche, caldi sguardi e voglia di disconnettermi…confondermi.

altro piccolo medley elettronico

Lascio che le cose ora succedano
L’innocenza è chiudere gli occhi e poi
Non abbiamo niente da perdere
La tua pelle ha il gusto di eternità
Nuova ossessione

Ma com’è che mi piacciono i Subsonica? qualcuno mi ricorda che non mi sono mai piaciuti, questo qualcuno è Laura a cui i Subs piacciono e anche tanto.
Beh, mi sono interrogato molto e ho trovato una risposta plausibile: l’unica canzone che mi piaceva era Mammifero, le altre tra quelle famose non mi piacevano, forse perché associavo ingiustamente la musica elettronica con la musica commerciale.
Poi i Linea 77 con i Subs tirano fuori 66 a dir poco fantastica, e scopro anche Me siente, altro “feat.” dei Subs con i 99 posse e allora mi decido di scaricare le canzoni più famose e “commerciali” sperando che mi piacciano.
Nel frattempo avevo già distinto la commerciale dalla tecno, dall’house, dall’elettronica.
Elettronica e tecno punk mi affascinano, mi ricodano le musichette da videogioco, evvai con i Chemical Brothers!
Nuova ossessione, è una collega dai tratti somatici affascinanti, da una dialettica da vera filosofa, tanto da finire anche in questo blog proprio il 22 febbraio. Nuovole rapide che spazzano parte della mia storia sospirando/cantando/urlando «passerà!».
Poi Marco, il fratello di Laura, su msn aveva come messaggio personale «un applauso ai subsonica» e fu così che conobbi L’eclissi.
Da quel giorno nulla è più lo stesso, ho conosciuto persone fantastiche con cui andare al concerto, ho scoperto che persone che già conoscevo andranno, sarà un concerto tra nuovi e vecchi amici. Sorrisi, abbracci salti non mancheranno.
Oggi mi trovo ad avere dei medley nella mia testa, a sentire vive alcuni versi.

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Come lo voglio

Febbraio 7, 2008 · Nessun Commento

Fegato, Fegato Spappolato

Comunque non è questo il modo
di fare, disse il commerciante all’uomo del pane
domani sarà festa in questo
stupido paese, non per noi
che stiamo a lavorare.
L’uomo del pane fece finta di niente,
se ne andò tranquillamente, ‘ente, ‘ente,
Aveva, tante, tante, tante cose da fare,
poi lui non ci poteva fare niente, niente
La primavera insiste la mattina
dalla mia cucina vedo il mondo tondo,
sempre diverso, sempre ogni mattina,
sin dal giorno prima,
dal giorno prima
con in bocca un gusto amaro che fa
schifo chissà cosa è stato, quello che ho bevuto,
m’alzo dal letto e penso al mio povero,
fegato, fegato spappolato,
fegato, fegato, spappolato
Dice mia madre devi andare dal dottore
a farti guardare, a farti visitare,
hai una faccia che fa schifo
guarda come sei ridotto,
mi sa tanto che finisci male.
La guardo negli occhi, con un sorriso strano,
eppure la vedo, forse ha ragione davvero

Ma fuori c’è la festa del paese
vado a fare un giro,
non l’ho neanche detto,
che già mia madre mi corre dietro con il vestito nuovo,
la fuga è veloce mi metto le scarpe che sono già in strada,
che bella giornata, non bado alla gente che guarda sconvolta,
ormai ci sono abituato, sono vaccinato,
sono controllato,
si pensa ormai addirittura in giro,
è chiaro che sono drogato.

La festa ha sempre il solito sapore,
il gusto di campane, non è neanche male,
c’è chi va a messa e c’è chi pensa di fumare
come aperitivo prima di mangiare.
Fini s’è alzato da poco, e non è ancora sveglio,
non è ancora sveglio, ed è talmente scazzato
che non riesce a parlare nemmeno.

La sera che arriva
non è mai diversa dalla sera prima
la gente che affoga nell’unica sala LA DISCOTECA
ci vuol qualcosa per tenersi a galla sopra questa merda
sopra questa merda
e non m’importa se domani
mi dovrò svegliare con quel gusto in bocca, gusto in bocca
,
gusto in bocca

Vasco Rossi

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