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Revistate

Luglio 8, 2008 · 2 Commenti

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Ciemmona 2008: ecco pezzi di una favola

Giugno 5, 2008 · Nessun Commento

bici colosseo

(queste sono state scattate da giorgeta)

ciemmona 2008

ciemmona 2008

ciemmona 2008 campeggio albero tenda

ciemmona 2008

ciemmona 2008

ciemmona 2008

ciemmona 2008

ciemmona 2008

ciemmona 2008

(prese su flickr)

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Bimbimbici 2008

Maggio 7, 2008 · Nessun Commento

Bimbimbici ® è una gioiosa pedalata in sicurezza lungo le vie cittadine e nel territorio urbano, un’occasione di festa per tutti quegli ‘utenti deboli‘ delle strade e delle piazze che, come i bambini, vivono quotidianamente la città come luogo riservato esclusivamente agli utenti forti (in primo luogo gli automobilisti).

A Palermo, ORSA, Coordinamento Palermo Ciclabile - FIAB, Associazione Palma Nana e Comitato per il Telefono Azzurro aderiscono alla manifestazione nazionale, dando appuntamento a tutti i bambini e ai loro genitori (l’iniziativa è riservata ai bambini fino agli 11 anni di età, cioè coloro che frequentano scuole materne ed elementari, accompagnati da un genitore), domenica 11 maggio p.v. alle ore 9.30 a Piazza Vittorio Veneto, in sella per una pedalata per le vie della città.

per maggiori informazioni su bimbimbici a palermo: www.palermociclabile.org

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L’anima del vino

Aprile 8, 2008 · 2 Commenti

vino

Dentro le bottiglie cantava una sera l’anima del vino:
“Uomo, caro diseredato, eccoti un canto pieno
di luce e di fraternità da questa prigione
di vetro e da sotto le vermiglie ceralacche!

So quanta pena, quanto sudore e quanto sole
cocente servono, sulla collina ardente,
per mettermi al mondo e donarmi l’anima;
ma non sarò ingrato né malefico,

perché sento una gioia immensa quando scendo
giù per la gola di un uomo affranto di fatica,
e il suo caldo petto è una dolce tomba
dove sto meglio che nelle mie fredde cantine.

Senti come eccheggiano i ritornelli delle domeniche?
Senti come bisbiglia la speranza nel mio seno palpitante?
Vedrai come mi esalterai e sarai contento
coi gomiti sul tavolo e le maniche rimboccate!

Come accenderò lo sguardo della tua donna rapita!
Come ridarò a tuo figlio la sua forza e i suoi colori!
Come sarò per quell’esile atleta della vita
l’olio che tempra i muscoli dei lottatori!

Cadrò in te, ambrosia vegetale,
prezioso grano sparso dal Seminatore eterno,
perché dal nostro amore nasca la poesia
che come un raro fiore s’alzerà verso Dio!”.

Charles Baudelaire

È ora di ubriacarsi! Ebbri! Per non esser gli schiavi seviziati del Tempo: ubriachi! Senza tregua! Di vino, di poesia o di virtù – a piacer vostro.

Il vino e l’uomo mi fanno pensare a due lottatori tra loro amici, che si combattono senza tregua, e continuamente rifanno la pace. Il vinto abbraccia sempre il vincitore.

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Con le mani sbucci le cipolle

Aprile 1, 2008 · 10 Commenti

Con le mani prepari antipasto a base prosciutto cotto, minuziosamente tagliato in perfetti rettangoli con sopra del formaggio fuso. Con le mani prepari un pollo con le patate che ha un retrogusto di cipolla, ma la cipolla non c’è, forse saranno proprio le mani.
Con le mani prendi, accarezzi e stringi. Con le mani se vuoi puoi anche dire di sì.

Come un pianista conosco bene i testi su cui muovo le dita. Dolci pressioni per scoprire se è accordato, per scoprire quale scala usare.
Le mani, entrambe, corrono lungo tasti bianchi avorio alternati da piccoli tasti ebano ed ecco quella dolce melodia.
Un cuore che batte, due cuori che battono. L’uno contro l’altro. Respiri asmatici.
E’ il mio concerto a luci soffuse. Io che non ho il senso del tempo, io che perdo il ritmo, io che la musica è meglio se l’ascolto soltanto.
Alla fine nessun applauso, solo sorrisi e parole in sordina.

La donna cannone

Butterò questo mio
enorme cuore
tra le stelle un giorno
giuro che lo farò
e oltre l’azzurro della tenda
nell’azzurro io volerò
quando la donna cannone
d’oro e d’argento diventerà
senza passare per la stazione
l’ultimo treno prenderà
in faccia ai maligni
e ai superbi
il mio nome scintillerà
dalle porte della notte
il giorno si bloccherà
un applauso del pubblico pagante
lo sottolineerà
dalla bocca del cannone
una canzone esploderà
e con le mani amore
per le mani ti prenderà
e senza dire parole
nel mio cuore ti porterò
e non avrò paura
se non sarò bella come dici tu
e voleremo in cielo
in carne ed ossa
non torneremo più
e senza fame e senza sete
e senza ali e senza rete
voleremo via
così la donna cannone
quell’enorme mistero volò
tutta sola verso un cielo nero
nero s’incamminò
tutti chiusero gli occhi
l’attimo esatto in cui sparì
altri giurarono spergiurarono
che non erano mai stati li
e con le mani amore
per le mani ti prenderò
e senza dire parole
nel mio cuore ti porterò
e non avrò paura
se non sarò bella come vuoi tu
e voleremo in cielo
in carne ed ossa
non torneremo più
e senza fame e senza sete
e senza ali e senza rete
voleremo via

Francesco De Gregori

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Una pasquetta spericolata

Marzo 30, 2008 · Nessun Commento

24 aprile 2008, o meglio ancora giornata di pasquetta.
La giornata inizia presto, alle 6.20 mio padre che mi chiama e mi dice «ancora qua sei? non devi essere alla stazione alle 6.30?», come al solito non mi presta attenzione quando parla e prende in modo randomico parole da quello che gli dico e si inventa cose tutte sue. Forse s’immagina anche io stia costruendo un robot in cartapesta per la mia tesi…
Alle 6.30 suona puntuale la sveglia, lei sì che non sgarra mai di un minuti e fa proprio come le avevo detto la sera prima. Mi sveglia col suo solito fare, prima un beep, poi un secondo di silenzio e via con una serie di suoni che ti mettono l’ansia. Corro a spegnerla e mi rimetto nel letto.
Fuori piove, c’è vento e io penso che devo scendere in bici ad ogni costo, ho la responsabilità del gruppo che salirà a Notarbartolo.
Dieci minuti e accendo il cellulare, ecco un messaggio di Laura «già se la sono arrifardiati in sei» e cominciamo a mandarci una miriade di messaggi pur di non alzarci, finché non diventa obbligatorio, e allora colazione veloce e di corsa in bici.
E’ la prima volta che vado su questa bici, non la trovo poi tanto comoda, specilamente per frenare, è la bici da corsa che mi ha regalato Davpal e che ho chiamato, appunto in suo onore, davpal.
Passo da Laura con il massimo della puntualità e andiamo alla stazione e siamo soli. Ovviamente gli altri sono arrivati tutti all’ultimo minuto.
Saliti sul treno ci guardiamo negli occhi, siamo comunque un bel po’, giovani e non, e tutti matti.

Le due ore di treno passano in fretta, anche se ci conosciamo già tutti non mancano argomenti per conoscerci meglio, parlando di tutto un po’.
Arrivati a Castellammare ci rendiamo conto che il precisissimo meteo del nostro astronomo si sbagliava di brutto. Lui prevedeva pioggia dalle 12 in poi, noi la pioggia ce la siamo presi sin da subito. Pazienza, siamo cicloturisti o no? Ci piacciono le strutture megaconfortevoli che deidentificano l’ambiente o ci piace viverlo così come è, nei suoi pregi e nei suoi difetti?
Dopo la prima e lunga salita facciamo una sosta e troviamo un’istante di sole che ci riempe di ottimismo e ci dirigiamo verso il famoso bar di Castellammare, punto di incontro per tutti quelli che si muoveranno poi per Segesta. Lì tutti ci guardano come se fossi degli alieni, ma siamo semplicemente matti. Lo pensano anche degli amici che incontriamo lì per caso.
La sorpresa più piacevole è stata l’arrivo di un socio con moglie che hanno cambiato idea all’ultimo e hanno deciso di raggiungerci in auto+bici. Una vera manna dal cielo avere una macchina di servizio con quel temporale.
oltre la pioggia arriva anche la grandine, ma non possiamo più rimanere sotto la tettoia, bisogna andare e andiamo.
Se prima sembravamo dei matti agli occhi della gente, adesso ne avevano la conferma, stavamo veramente pedalando sotto la tempesta.

Nel programma la gita viene indicata come facile-medio, con qualche leggera salitina, e anche se le salite erano leggere, le discese non erano più frequenti. Anche le zone in piano erano sporadiche.

La strada è lunga e i partecipanti etoregenei, non tutti riesco a mantenere lo stesso ritmo e così il gruppo si sfalda in due, ma non sarebbe dovuto essere un problema, avevamo quattro ricetrasmittenti ed eravamo anche in quattro ad avere esperienza, nonché certificato, di accompagnori cicloturisti, invece ad un bivio importante ci siamo persi.
Al bivio che indicava Segesta noi dovevamo andare dalla parte opposta, ma questo, prevedendo un gruppo compatto, non lo sapeva nessuno se non il capogita, così il secondo gruppo ha sbagliato strada.
Mea culpa, sarei dovuto rimanere al bivio a fare il palo e a indicare la strada corretta, ma la pioggia e davpal che non era il massimo della comodità mi hanno fatto dimenticare il mio dovere.
Nel frattempo noi procediamo cercando un punto dove ripararci e sulla strada troviamo dei rospi schiacciati dalle auto. I rospi migrano nella stagione dell’amore ad accoppiarsi in zone ben determinate e ogni anno avviene una strage nelle strade di campagna del nord, ma non pensavo che potesse succedere anche in Sicilia, dove di zone paludose per i rospi per quanto ne so non esistono un gran ché e la battuta nasce spontanea «quei due rospi dovevano essere gli unici veramente innamorati, infatti sono morti male». Dopo una lunga discesa troviamo un ponte dell’autostrada con tanto di slargo sotto dove sostare.
La cosa più stupefacente è stata scoprire che in questo slargo c’era una sorta di capanna di legno, con tanto di tavolo e un materasso. Inutile dire che è stata provvidenziale, tutti lì dentro a riscaldarci a vicenda come il bue e l’asinello della favosa grotta.
Altra presenza provvidenziale è stata quella di Marcello, che nel suo zaino portava due bottiglie di vino rosso «in caso non bastasse quello del ristorante» aveva detto sul treno, e invece ecco che si rivela utile per riscaldare un po’ il nostro spirito.
Ricompattato il gruppo via di nuovo verso la meta, ma questa unione non sarebbe durata a lungo, infatti dopo qualche chilometro le salite e il vento avverso «fanno selezione» (per dirla alla Gianluca) costringono il gruppo a sfilarciarci nuovamente.
Anche io ad un certo punto mi sono dovuto fermare. Il cuore stava uscendo dal petto, ma non ci si poteva arrendere, bisognava andare avanti, contro il vento, la pioggia, il fango e la salita in tornante in strada trafficate dalle auto in doppio senso di circolazione.
Ogni passo sembrava una vittoria e incitare gli altri era un modo per autoconvincersi.

Ad un certo punto il sapore della pioggia sulle mie labbra viene accompagnata da splendide visioni multicolore, fiorellini viola, gialli e arancioni, colori che mi fanno sorridere e guardare avanti dove tutto sembra migliorare.
Davanti a me montagne verdi, di tutti i colori del verde immaginabili, il sole e le nuvole aiutavano a creare sfumature incredibili e il cielo, sopra le nuvole era ancora, segretamente, blu.
Piano piano spingo finché sento che è l’ora di ritentare a salire sulla bici, non capisco più se piove o meno, e vedo il tempio illuminato e la salita che sta per finire e la discesa che sta per iniziare.
Mi metto in sella e vado, un piccolo sforzo e poi si scende, con tanto orgoglio per avercela fatta.
Giù si decide per evitare la visita al tempio e di correre al riparo dentro al ristorante all’antica stazione e soprattutto a rifocillarci.

Arrivati al ristorante mettiamo al riparo le nostre bici e invadiamo la sala per noi predisposta. Tavolata unica per una trentina di persone, proprio come piace a me, possiamo stare tutti insieme come una grande famiglia anche se un tavolo rettangolare è pur sempre dispersivo.
Iniziamo a spogliarci, a cambiarci, c’è chi addirittura cammina a piedi scalzi tranquillamente, come se fosse a casa sua.
A tavola c’è già il vino, l’acqua e il pane, e ovviamente noi abbbiamo solo occhi per vino, così brindiamo alla nostra avventura e alla nostra bella compagnia di pazzi in bicicletta, riscaldandoci il gargarozzo.
Fuori spunta il sole, quasi a prendersi beffa di noi, di noi che invece lo guardiamo sorridendo come a voler dire «peccato che non ci hai accompagnato in questa pedalata, ti saresti divertito anche tu!»
Arrivano anche le pietanze,un piatto con carne di agnello, un rotolino di salsiccia e una fetta di carne di maiale. Ci aspettavamo tutt’altro, ci aspettavamo una bella grigliata tipo scampagnata. Forse in condizioni normali quella carne sarebbe bastata, forse anche avanzata, ma dopo tutta quella fatica è stato necessario richiedere una pasta extra per tappare il buco. Grazie ad Alessandro poi abbiamo avuto anche un trattamento particolare, ci anno fatto una pasta buonissima ad un prezzo scontato (anche se comunque più caro di quello che avremmo voluto).
Inoltre era necessario ingannare il tempo visto che fuori continuava a piovere e non ci era rimasto dove andare e cosa ci può essere di meglio che mangiare e bere per ingannare il tempo? Specialmente se poi si comincia a parlare a ruota libera su cose che magari non avresti mai fatto prima?
Nel frattempo guardo la brocca di vino, guardo Stefania con sguardo complice e le dico «svuoto la bottiglietta d’acqua?» e dopo un poco eccomi travasare il vino dalla brocca alla bottiglia, e travasare anche quello rimasto dai bicchieri, proprio da ubruaconi.
Io, poi, completamente andato scrivo sms a macchinetta, li scrivo come mi vengono senza rileggerli e la fusione traspare abbastanza. Tutto finisce però quando le mie orecchie odono parole in vino veritas.
Sempre in modalità fuso-mode ON canto un cd di Vasco con canzoni sconosciute ai più insieme a tanta bella gente che mi sorprende conoscendole: Valium, Susanna, Voglio andare al mare, Non l’hai mica capito, Sensazioni forti, Ieri ho sgozzato mio figlio e altre ancora.
Intanto Irene sente la necessità di un sacco a pelo, e io e Stefania rispondiamo al balzo che necessito di un sacco di pelo.
Il presidente l’aveva detto che eravamo una compagnia di pazzi, l’aveva già detto «il webmaster è ubriaco».

La sera arriva e i camerieri hanno già pulito tutto, spengono i condizionatori, le luci e ci chiedono di andare, che è festa anche per loro.
Ci vestiamo e andiamo sotto un gazebo a ripararci. Dopo un po’ iniziano lezioni di salsa, arti marziali, discorsi sul sapersi arrangiare, tanto per ingannare il tempo.
Il delirio continua così all’esasperazione, fino a quando non ci spostiamo nella stazione ad aspettare il treno e giocare a arriva totò cu tutti i so figghi.

Arriva il treno, carichiamo le bici molto male e dobbiamo dividerci in due vagoni, ma lo spirito goliardico rimane e cominciamo a giocare ad indovinare la parola scritta sulla propria fronte facendo domande agli altri. La prima povera vittima doveva essere quello apparentamente più bevuto che giustamente ero io (continuavo ad assaggiare il vino per riscaldarmi), la parola che avrei dovuto indovinare era defecografia, vi sembra giusto?
All’altezza di Carini ci viene detto che dobbiamo scendere a causa di linea interrotta e cominciamo già a preoccuparci. Dopo un po’ ci avvertono che c’è la possibilità di continuare fino a Tommaso Natale e noi tiriamo un sospiro di sollievo.
A Tommaso Natale aspettando di scendere sentiamo il vagone muoversi, il vento lo faceva ondeggiare, shockante!
Scendere dal treno è stato spaventoso, bastava staccare il piede da terra per sentirsi tirati via dal vento.
Fortunatamente tutti abbiamo trovato un passaggio per tornare a casa e tutto è bene quel che finisce bene.
Dopo qualche ora siamo tutti a casa pronti a ricordare una giornata molto particolare.

E come direbbe il mitico Vasco:

Cosa importa se è finita
che cosa importa se ho la gola bruciata
o no!?!
Ciò che conta è che sia stata
come una splendida giornata
Una splendida giornata
straviziata, stravissuta, senza tregua
Una splendida giornata,
sempre con il cuore in gola fino a sera,
finché la sera non arriverà
Ma che importa se è finita,
che cosa importa se era la mia vita… o no!?!
Ciò che conta è che sia stata
una fantastica giornata… morbida…
Oh splendida gionata
che comincia sempre con un’alba timida
Oh spledida giornata
quante sensazioni, con quali emozioni
poi, alla fine, ti travolgerà

Cosa importa se è finita,
che cosa importa se ho la gola bruciata… o no!?!
Cosa importa se è durata…
quello che conta è che sia stata
Una splendida giornata
straviziata, stravissuta, senza tregua.
Una splendida giornata
sempre con il cuore in gola fino a sera,
finché la sera non arriverà
finché la sera non arriverà

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Marzo 8, 2008 · 1 Commento

la campagna elettorale continua…

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On. Norton

Marzo 6, 2008 · 6 Commenti

Alle prossime elezioni votate e facete votare me, uno che si da da fare!

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Solo case su case catrame e cemento

Ottobre 14, 2007 · Nessun Commento

Devo scrivere un post sull’ambiente, lo devo fare perché me l’ero ripromesso aderendo al blog action day ma non sono molto ispirato, ma fortunatamente su internet le ispirazioni si trovano a gratis o sotto licenza Creative Commons :P

Per prima cosa analizzerei alcune parti del lemma Ambiente su Wikipedia:

In generale, l’ambiente o milieu di un oggetto od azione, consiste delle sostanze, circostanze, oggetti o condizioni dalle quali è circondato o in cui avviene. (Anche se i due termini sono di norma sinonimi, alcune scienze preferiscono usare il meno comune milieu, per evitare confusioni con il significato più diffuso di ambiente in ecologia, politica e sociologia.)

Entrambe le parole possono essere usate con significati particolari in diversi contesti:

  • In biologia, principalmente in ecologia, indica tutto ciò che può influire direttamente sul metabolismo o il comportamento di un organismo o specie vivente, compresi luce, aria, acqua, terreno, e altri esseri viventi.
  • [...]
  • In letteratura, storia, e sociologia, è l’ambito culturale in cui uno vive o è stato educato, e le persone o istituzioni con cui interagisce; si veda ambiente sociale
  • [...]
  • In architettura, ergonomia, e sicurezza del lavoro, è l’insieme di elementi di una stanza o edificio che influiscono sul benessere e l’efficienza dei suoi occupanti; comprese dimensioni e disposizione degli spazi abitabili e del mobilio, luce, ventilazione, temperatura, rumore, ecc.; si veda ambiente abitativo.

Ecco che per definizione la cura e il rispetto dell’ambiente è essenziale per la nostra sopravvivenza.
Io non sono un ambientalista nel senso duro e crudo del termine poltico e questa desineza (-ista, -ismo) non la rende molto piacevole alle mie critiche orecchie.
Il rispetto per l’ambiente è secondo innanzitutto una questione di educazione e rispetto, di coscienza e il mio modo di rispettarlo sta nelle piccole cose.
L’ambiente è tutto ciò che può influire sulla nostra natura e sulla nostra cultura, e allora forse basterebbe solo guardare l’ambiente in cui viviamo per capire perché viviamo male.
Siamo noi la prima causa del nostro malessere.
Palermo è caotica, c’è molto di più caos di quello che le sue strade potrebbe sopportare. La città è satura di auto, persone e rumori.
Palermo è sporca, la genete non fa la raccolta differenziata (anche se poi non vuole gli inceneritori), butta a terra qualsiasi cosa e non getta la spazzatura neanche negli orari stabiliti.
Palermo è disorganizzata, ogni minimo tentativo di cambiamento viene soffocato dalla disorganizzazione. Niente piste ciclabili, mezzi pubblici non funzionanti, servizio di pulizia inefficiente.
Palermo è una metropoli. Molte metropoli vivono gli stessi problemi della mia città, alcune in modo migliori altre in modo peggiore, questo non vuole essere però una giustificazione, ma un ulteriore punto di riflessione.
Le metropoli non sono delle città, ma centri urbani che comprendono delle città al loro interno. Zisa, Albergheria, Capo e altre su wikipedia le troviamo come citate come borgate dato che queste zone sono autosufficienti. Effettivamente potrei anche vivere senza avere la necessità di uscire dalla mia borgata, c’è quasi tutto quello che mi serve.
Le metropoli cominciano ad essere costruite in Italia intorno agli anni ‘60, anni della speculazione edilizia che porta alla nascita dei primi movimenti ambientalisti-ecologisti e che possiamo ricordare con

Il ragazzo della via Gluck
Questa e’ la storia
di uno di noi
anche lui nato per caso in via Gluck
in una casa fuori città
gente tranquilla che lavorava.
Là dove c’era l’erba ora c’e
una città
e quella casa in mezzo al verde ormai
dove sarà

questo ragazzo della via Gluck
si divertiva a giocare con me
ma un giorno disse: “vado in città”
e lo diceva mentre piangeva
io gli domando: “amico non sei contento?
vai finalmente a stare in città
là troverai le cose che non hai avuto qui.
Potrai lavarti in casa senza andar
giù nel cortile”.
“Mio caro amico” disse “qui sono nato
e in questa strada ora lascio il mio cuore
ma come fai a non capire
che e’ una fortuna per voi che restate
a piedi nudi a giocare nei prati
mentre là in centro io respiro il cemento

ma verrà un giorno che ritornerò
ancora qui
e sentirò l’amico treno che
fischia così…. ua ua”.
passano gli anni ma otto son lunghi
però quel ragazzo ne ha fatta di strada
ma non si scorda la sua prima casa
ora coi soldi lui può comperarla
torna e non trova gli amici che aveva
solo case su case catrame e cemento

là dove c’era l’erba ora c’e
una città
e quella casa in mezzo al verde ormai
dove sarà
non so no so perché continuano
a costruire le case
e non lasciano l’erba, non lasciano l’erba

non lasciano l’erba
e non se andiamo avanti così
chissà come si farà
chissà chissà come si farà.
Adriano Celentano

Ed era 1966 e ancora le auto erano poche, ma si sarebbe mai immaginato che oltre lo squallido cemento ci sarebbe stato anche il pesantissimo smog? CO2, PM10 e tante altre sigle strane ogni giorno vengono rivelate dalle centraline poste in varie zone della città, e se mi permettessi a scrivere che queste polveri e questi gas li riveliamo anche noi con i nostri polmoni potrei essere tacciato di catastrofismo.

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La Higuera 9 ottobre 1967.

Ottobre 9, 2007 · Nessun Commento

Mi piace ricordarlo così, sorridente con un tenero cucciolo tra le braccia da coccolare.Quando compii i miei 18 avevo chiesto ai miei amici che mi regalassero un poster di Martin Luther King o di Gandhi, ma evidentemente per loro io ero un «tifoso del Che» e mi regalano il poster con la famosa foto scattata da Korda e con sotto scritto ¡Hasta la victoria, siempre! (me ne regalarono anche uno dei Bruce Lee), lo tenni fino all’anno scorso, poi il suo sguardo severo un po’ mi dava fastidio. Ogni qualvolta llo penso apro il mio armadio e lì trovo delle foto pubblicate da una rivista (Oggi o Gente, non ricordo) in cui sorride.

La citazione che mi piace più di tutte è

se Lei è capace di tremare d’indignazione ogni qualvolta si commetta un’ingiustizia nel mondo, siamo compagni, il che è più importante.

Con molta onestà scrivo che non ho mai approfondito le mie conoscenze sul Comandante perché tollero molto poco questi miti e mi sono sempre rifiutato di acquistare una maglietta col suo volto (a questo punto ci sta ricordare che in un film, ancora una volta non ricordo quale, Che Guevara viene descritto come “quello delle magliettine!” o per napoletani “quello che si è tatuato maradona”).
Quel che so è abbastanza per ammirarlo.
Qualcuno accusa chi sventola le bandiere col suo volto di sventolare un simbolo di guerra e morte. Riconosco che i morti non si pesano su due bilance, quella dei vinti e dei vincitori, ma su una bilancia sola, però non possiamo neanche confondere la guerra con la resistenza.
Il Che è simbolo di Resistenza, e mi rattrista pensare che a noi italiani la resistenza la debba insegnare lui e non viceversa. In Italia la Resistenza è finita nel ‘43-45 mentre lui era ancora un giovincello con la passione della moto.
A proposito della moto confesso che l’unica cosa che vorrei leggere è il suo Latinoamerica ovvero i suoi appunti del viaggio che fece in moto da cui è tratto il film I diari della motocicletta.

La voglia di scrivere questo post ai suoi 40° anniversario di morte nasce da un’intervista fatta a Tutino sull’Espresso intitolata Se il Che fosse ancora vivo. Io il Che vivo non riesco neanche ad immaginarmelo, qualcuno dice che il suo spirito è vivo in Castro, chi dice che sia in Chavez.
Di quest’intervista voglio riportare una parte che trovo molto divertente:

«Gli avevo chiesto un’intervista e lui, attraverso sua madre, mi disse di no per due motivi: perché ero un giornalista e soprattutto perché facevo parte del Partito comunista italiano, che lui considerava il meno comunista dei partiti comunisti del mondo».

Beh dopo 40 anni dalla sua morte questa frase conferma la sua figura mitica.

Hasta siempre

Aprendimos a quererte
desde la histórica altura
donde el sol de tu bravura
le puso un cerco a la muerte.

Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Tu mano gloriosa y fuerte
sobre la historia dispara
cuando todo Santa Clara
se despierta para verte.

Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Vienes quemando la brisa
con soles de primavera
para plantar la bandera
con la luz de tu sonrisa.

Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Tu amor revolucionario
te conduce a nueva empresa
donde esperan la firmeza
de tu brazo libertario.

Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Seguiremos adelante
como junto a ti seguimos
y con Fidel te decimos:
hasta siempre Comandante.

Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Carlos Puebla

Stagioni

Quanto tempo è passato da quel giorno d’autunno
di un ottobre avanzato, con il cielo già bruno,
fra sessioni di esami, giorni persi in pigrizia,
giovanili ciarpami, arrivò la notizia…

Ci prese come un pugno, ci gelò di sconforto,
sapere a brutto grugno che Guevara era morto:
in quel giorno d’ottobre, in terra boliviana
era tradito e perso Ernesto “Che” Guevara…

Si offuscarono i libri, si rabbuiò la stanza,
perché con lui era morta una nostra speranza:
erano gli anni fatati di miti cantati e di contestazioni,
erano i giorni passati a discutere e a tessere le belle illusioni…

“Che” Guevara era morto, ma ognuno lo credeva
che con noi il suo pensiero nel mondo rimaneva…
“Che” Guevara era morto, ma ognuno lo credeva
che con noi il suo pensiero nel mondo rimaneva…

Passarono stagioni, ma continuammo ancora
a mangiare illusioni e verità a ogni ora,
anni di ogni scoperta, anni senza rimpianti:
” Forza Compagni, all’erta, si deve andare avanti! “

E avanti andammo sempre con le nostre bandiere
e intonandole tutte quelle nostre chimere…
In un giorno d’ottobre, in terra boliviana,
con cento colpi è morto Ernesto “Che” Guevara…

Il terzo mondo piange, ognuno adesso sa
che “Che” Guevara è morto, mai più ritornerà,
ma qualcosa cambiava, finirono i giorni di quelle emozioni
e rialzaron la testa i nemici di sempre contro le ribellioni…

“Che” Guevara era morto e ognuno lo capiva
che un eroe si perdeva, che qualcosa finiva…
“Che” Guevara era morto e ognuno lo capiva
che un eroe si perdeva, che qualcosa finiva…

E qualcosa negli anni terminò per davvero
cozzando contro gli inganni del vivere giornaliero:
i Compagni di un giorno o partiti o venduti,
sembra si giri attorno a pochi sopravvissuti…

Proprio per questo ora io vorrei ascoltare
una voce che ancora incominci a cantare:
In un giorno d’ottobre, in terra boliviana,
con cento colpi è morto Ernesto “Che” Guevara…

Il terzo mondo piange, ognuno adesso sa
che “Che” Guevara è morto, forse non tornerà,
ma voi reazionari tremate, non sono finite le rivoluzioni
e voi, a decine, che usate parole diverse, le stesse prigioni,

da qualche parte un giorno, dove non si saprà,
dove non l’aspettate, il “Che” ritornerà,
da qualche parte un giorno, dove non si saprà,
dove non l’aspettate, il “Che” ritornerà !

Francesco Guccini

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