La prima settimana di dicembre di questo 2007 è iniziata con panico, uno sciopero degli autotrasportatori ha bloccato i rifornimenti dei supermercati e dei carburanti.
Come ad ogni sciopero dei benzinai ai tg non fanno altro che allarmare la popolazione: gli italiani potrebbero rimanere a secco, senza un goccio di benzina ed essere costretti ad andare a piedi, o magari, poverelli, in bicicletta!
E’ l’unico pensiero che si ha, quello della benzina, i titoli dei giornali non fanno che trattare di questo.
A me, che mi muovo quasi solamente in bici, la scena delle code di auto davanti a distributori in esaurimento viene da ridere e da canticchiare Spendi Spandi Effendi di Rino Gaetano
Essence benzina e gasolina soltanto un litro e in cambio ti do Cristina
se vuoi la chiudo pure in monastero
ma dammi un litro di oro nero
Ti sei fatto il palazzo sul Jumbo
noi invece corriamo sempre appresso all’ambo ambo terno tombola e cinquina
se vinco mi danno un litro di benzina
Spendi spandi spandi spendi effendi
spendi spandi spandi spendi effendi
Spider coupè gitti alfetta
a duecento c’è sempre una donna che ti aspetta
sdraiata sul cofano all’autosalone
e ti dice prendimi maschiaccio libidinoso coglione
non più a gas ma a cherosene
il riscaldamento centralizzato più ti scalda più conviene
niente carbone mai più metano pace prosperità e lunga vita al sultano
Spendi spandi spandi spendi effendi
spendi spandi spandi spendi effendi
Da quando scrivevo Il fine giustifica i mezzi ne è passata di acqua sotto i ponti, ho conosciuto tante persone e osservato tante cose, ho studiato personaggi che nella storia avevano già battuto le strade del pensiero.
Ho conosciuto il prof. Andrea Cozzo (con cui sto sto seguendo un laboratorio su “Teoria e pratica della nonviolenza”), uno studioso della nonviolenza, con cui abbiamo discusso durante alcuni seminari autogestiti in un corridoio della facoltà , e poi ad un seminario maieutico in memoria di Danilo Dolci, in cui ha distribuito un foglio con citazioni di Gandhi e di Dolci che vorrei riportare:
Si dice “i mezzi in fin dei conti sono mezzi”. Io vorrei dire “i mezzi in fin dei conti sono tutto”. Quali i mezzi, tale il fine. Non vi è un muro di separazione tra mezzi e fine.
(M.K. Gandhi, Antiche come le montagne, Milano, Mondari, 1993)
Il modo della rivoluzione è essenziale. Se seminiamo piselli non nascono pesci. Se seminiamo morte ed inesattezze non nasce la vita.
(D. Dolci, Banditi a Partinico, Laterza, Roma-Bari, 1955)
Entrambi concordano sul fatto che il mezzo deve essere adeguato al fine.
Cosa c’entra Pietro Abelardo? Pietro Abelardo, conosciuto molto come logico del XII secolo, che si colloca tra la grammatica speculativa e l’empirismo di Ockham, si distingue anche per la sua etica che distingue principalmente il vizio, inclinazione a peccare, dal peccato.
La distinzione prevede quindi una distinzione formale tra l’atto, l’intenzione e il risultato.
L’atto secondo il nostro filosofo si confonde con l’intenzione ed è perciò quest’ultima soggetta a giudizio, mentre il risultato è effetto sì dell’azione, ma potrebbero esserci altre concause che ne determinano l’incongruenza con l’intenzione.
La parola “confusione” deve essere intesa come coincidenza dell’intenzione (fine ideale) e azione (mezzo) per raggiungere il risultato (fine materiale), e se il mezzo è “seminare piselli” con l’ intenzione di far “nascere pesci”, il risultato non sarà buono.
Secondo queste mie considerazioni Pietro Abelardo può essere considerato un filosofo della nonviolenza.
Che cosa cercava di salvare? Non si cerca di salvare un rapporto che non esiste più; ma si può cercare di salvare un ricordo. E il ricordo di qualcosa di pulito è prezioso, quando il mondo intorno a noi diventa squallido.
Chi è caduto nello squallore ritorna volentieri, col pensiero, a momenti lontani e migliori; e tanto più volentieri lo f, quanto più quei momenti sono simbolo di una condizione opposta a quella presente. (p. 107-10
A me il mondo pare come un immenso patchwork [...] (p. 117)
L’ultima la lascio in sospeso per stimolare la curiositÃ
Da Gianni Rigamonti, Turing. Il genio e lo scandalo, Flaccovio Ediore, Palermo 1991
Leggendo Blog Generation, libro di Giuseppe Ganieri ho scoperto una cosa sulle formiche che i miei accidentali studi di etologia (accidentali in quanto capita molto spesso di imbattersi sullo studio del comportamento animale quando si studia filosofia della mente) ancora non avevano messo in rilievo. Su wikipedia non c’è molto sull’argomento e spero di fare uno stub al più presto.
Tutti da piccini abbiamo osservato le formiche portar via le briciole di cibo cadute dalla tavola e tutti abbiamo osservato che le formiche si muovono sempre in compagnia, le formiche solitarie sono ben poche. Abbiamo notato inoltre che le formiche vivono insieme nella stessa tana, il formicaio.
Le formiche come le api sono insetti sociali, sociali proprio nel senso dell’uomo, ogni individuo collabora con gli altri per un fine comune (spesso la sopravvivenza).
Ant colony per l’esattezza viene tradotto in italiano con formicaio, ma sta ad indicare proprio il comportamento intersoggettivo delle formiche.
Filosofia della mente, etologia ed intelligenza artificiale si incrociano ogni giorno portando a quest’ultima scienza i maggior benefici. Dal comportamento delle formiche è nato un interessante algoritmo per ottimizzare gli spostamenti: ant colony optimization algorithm introdotta da Marco Dorigo nella sua tesi di dottorato al politecnico di Milano (ma noi italiani mica ce lo teniamo per noi quelli come lui, li lasciamo andare in Belgio… ).
Questo algoritmo si basa sul comportamento stocastico delle formiche nel determinare il percorso più breve da compiere. Le formiche quando camminano lasciano una scia di feromoni che segnano il percorso. Le formiche tra due percorsi uguali scelgono casualmente e la strada che è stata scelta più frequentemente si riempirà di più di questi feromoni influenzando le formiche successive. Nei percorsi con lunghezze differenti non sarà come prima la casualità a determinare il percorso indicato, ma la brevità del viaggio andata-ritorno che permette di mantenere meglio lungo il percorso i feromoni.
Per quel che sono riuscito a intuire l’algoritmo che si basa su questo comportamento “biologicamente intersoggettivo” delle formiche, ha per base l’utilizzo di feedback positivi, ovvero misura il numero di successi e prende per buono quelli con il numero successi più alti.
Una Volpe, chi dice di Guascogna, e chi di Normandia,
morta affamata, andando per la via,
in un bel tralcio d’uva s’incontrò,
così matura e bella in apparenza,
che damigella subito pensò di farsene suo pro.
Ma dopo qualche salto, visto che troppo era la vite in alto, pensò di farne senza.
E disse: - È un’uva acerba, un pasto buono
per ghiri e per scoiattoli -.
Ciò che non posso aver, ecco ti dono.
L’intento di Svevo non ha nulla a che fare con quanto ho collegato io se non che disprezza ciò che non può avere, proprio come la volpe e l’uva.
Tra l’altro ieri sera sono stato anche con una persona veramente interessante che mi ha ricordato che bisogna sempre tenersi aperti all’ascolto, non avere mai un unico giudizio, ma mettersi sempre in discussione, senza prendersi troppo sul serio.
Domande:
ma quanto “situazioni” servono per avere la conferma?
e se l’altro non vuole parlare? devo ascoltare il suo silenzio? è già difficile comprendere le parole, figuriamoci i silenzi.
Non esiste rassegnazione nella lotta, chi crede nel Software Libero non si è fermato in queste ore ed è andato avanti alla ricerca di un modo per far voce a questa notizia che passa inosservata dai grandi media interessati soltantato a come il Partito democratico avrà luogo o se Ferrero andrà alla festa della famiglia o meno.
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Forse l’avrai dimenticato, forse no. Magari eri sola in casa e hai studiato lì, nel silensio e nella solitudine, oppure, sei tornata nella tua città di novantamila abitanti.
Io comunque il posto te l’avevo preso, alla mia sinistra per non scontrarci i gomiti. Platone, un libro blu con scritto Platone e un mosaico che raffigurava un gallo stamattina ti ha tenuto il posto.
Ti ho aspettato, non sei arrivata.
Sai che l’attesa intensifica il desiderio?
Lo sanno bene le spose che si recano all’altare, con la voglia che il desiderio di loro non finisca mai.
( so benissimo che ho fatto tutto io, ma amo sognare… )
I teorici delle scienze cognitve hanno scoperto una zona neurale che si attiva quando si intuisce l’intenzionalità dell’agire di un proprio simile, questa sarebbe la base materiale della teoria della mente, teoria con la quale noi crediamo l’altro in grado di avere le nostre stesse intenzioni ed emozioni etc…
Ma dove sono finiti i miei neuroni specchio? me lo chiedo intensamente…