Il sogno di Gesù

agosto 31, 2006

Quando si è un po’ filosofi non si sogna mai a caso.
Ero una specie di Diogene… con una lampada in mano. In un posto che poteva essere Roma. Cercavo l’uomo in questo sgretolamento…
Sento cantare da lontano… Sarà Claudio Villa. Si avvicina… Non era Claudio Villa… più moderno. Era Gesù! Cristo!
Bello, luminoso, stupendo, capelli lunghi, un filino di neon intorno… che fa: bzzzz… L’avrei baciato. No, gli porta male.
Maestro, qui è un disastro, manca lo spirito! Guardi, guardi, lei che se ne intende”.
“Figliolo, non avete capito niente!” credevo fosse più gentile, “Non è una problema di spirito. Il segreto… sta nel corpo“.
Com’è semplice, lapidario… sempre stato. Si capisce tutto, altro che Hegel!
“Sì, maestro, d’accordo, via lo spirito…” Toh, Hegel! “Ma anche come corpo qui… catastrofe! L’ha letto l’IO DIVISO… catastrofe”.
“E io, ai miei tempi, cosa credi abbia trovato? La decadenza, lo sfasciamento… io me ne intendo di sfaceli. (canta) Oh, oh Roma!”
Spiritoso Gesù, sempre col dito alzato. Ho capito da chi ha preso Montini!
Ascolta Gesù, non riesco a farti capire, forse sei un po’… insomma, sono passati un po’ di anni. E poi tu non hai mai capito un granché di storia. Non te ne fare una croce. Sì, insomma, anche noi si tenderebbe all’interezza del corpo. Solo che le nostre condizioni storico-politiche… va be’, e arabo per te… insomma l’educazione, la repressione…”.
Mi interrompe:
“Ti capisco, ti capisco figliolo. Anch’io ci ho avuto un padre autoritario. Mia mamma mi lasciava far tutto… e mi sono sganciato. Mi sono occupato dell’uomo, mica astrazioni, e ho fatto tutto un lavoro sul corpo… Guarda qui!” (fa vedere le mani)
“La Madonna! Cioè, Gesù, fatti vedere!… Non dal dottore… voglio dire, fatti capire. Tu non sei famoso per il corpo, sei famoso… insomma… sei un po’ evanescente”.
“Ma che evanescente! Sono corporeo… io. Non ci ho niente di divino. Non mi ha mai sfiorato neanche l’idea. Io vivo”.
“Ma questo rovescia tutto!”
“Era ora! Io vivo, parlo anche poco, non è vero quello che dicono. Faccio delle cose… semplici… come respirare… un’energia naturale dentro di me, mica fuori. Quella ce l’ha il mio babbo, dicono. Non ho mai parlato di anime, io. Ho fisicizzato tutto. Basta guardare come mi muovo: sono l’unico che sa camminare in un prato”.
Oh mamma, come si muove bene! È tutto corpo. Bello, bello senz’anima… come noi.
“Eh no. Voi siete brutti, stupidi, ideologici, mentali. Voi, anche quando parlate di corpo, siete testacchioni, distaccati. Aandate sempre di testa. Andate di corpo!”.
“Sì, sì, ma ci siamo mossi. Credi che non ce l’abbiamo il problema di fisicizzare?”.
“Le ho sentite, le ho sentite le tue storielle: magiare un’idea…” e ride.
“Cosa ridi?” E lui ride ancora.
“E io cosa volevo dire con la comunione? L’idea… che ti entra nel corpo. Non avete capito un’ostia! Le ho dette duemila anni fa, quelle stupidate lì. E quell’altra: chiedo scusa se parlo di mia mamma… Ho sempre parlato… di pane, io… di roba semplice. Mica teologia. È che dopo non li agguanti più. Ti credono troppo, ti capiscono male. La colpa è di quei matti che, con la scusa del mio nome, vanno, vanno, vanno, di testa fanatici, scalmanati, ne fanno di tutti i colori in giro per il mondo”. E canta: “Il delirio!”
Però, che orecchio! “Sì, sì, ma anche tu sei sicuro che… un po’ di ideologia… no?… Quando hai detto a San Pietro… di mettere… sì… la pietra?…”
“Eh sì, lì ho fatto una cazzata! È per mio padre, sai. Non ci ha mai avuto una casa. Però bella, eh?… solida. Un chiesone che non finisce mai. Perché se uno fa le cazzate, perlomeno che le faccia bene! Se penso a voi… mi fate pena. Ogni sei mesi… una chiesettina… Poi crolla… un’altra chiesettina… un’altra… Non vi dura niente la roba!”.
“Certo, perché crediamo nel movimento, noi!”.
“E allora, perché fate le chiesine?”.
“Già. E come si fa a non farle? Me lo dica maestro”.
Figliolo, cerca di sognarti Marx. Mi dispiace, io ci ho il mio specifico “. E sta per andarsene… ” Oh, oh, Roma!”
“No, no! Un momento, maestro! Qui l’uomo muore!”.
“E be’? Che c’è di male. Tanto risorge, no? La resurrezione del corpo… Semplice!… Buona Pasqua!”

Giorgio Gaber

  1. ottobre 1, 2006 alle 2:51 pm

    hai ragione non si sogna mai a caso,ma con la folosofia questo ha poco a che vedere.
    il filosofo e il sognatore ha due concezione diverse se non
    opposte.
    Il filosofo è colui che spreca la sua vita a rispondere a una
    domanda con un’altra domanda,il sognatore è colui che sa che non sempre vale la pena di cercare una risposta e soffre perchè pensa che
    sia un peccato che gli altri non sognano come lui,non sanno cosa si perdono,non sanno che un sogno puo’ essere concreto,e disprezza gli altri quando cercano di ostacolarlo,quando cercano di convincerli che è tutto inutile.Non stima chi cerca di derubargli le sue aspettative di una vita ed entra nella vita degli altri in un punta di piedi per non interrompere i sogni degli altri.
    una sognatrice
    carla

  2. ottobre 1, 2006 alle 7:38 pm

    In fatti il filosofo non sogna mai “a caso”, questo Gaber lo precisa.

    Nella storia della filosofia non è sempre stata la domanda la fiamma del pensiero, ma la realtà, la risposta, e tante cose, che non si riferiscono alla domanda.
    (Anche se secondo Derrida dietro ogni affermazione c’è una domanda celata, ma questo lo pensa lui…)
    Il filosofo sogna l’attualizzazione del suo pensiero, emula la realtà che si muove secondo la sua visione.
    In questo caso sogna il confronto con due filosofi stimati, Gesù e Marx e lo fa solo per capire se stesso.

    good bye cara sognatice, il vento soffia sempre per tenerci sù🙂

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