Home > palermo, pensieri, opere, omissioni > Palermo-Milano. E’ stato come in un film

Palermo-Milano. E’ stato come in un film

marzo 31, 2007

Rumori strani, la stanza buia, è mio padre che si è già alzato e sta preparando il mio pranzo. Scorre l’acqua, rumore di padelle, non prendo più sonno, penso che un altro quarto d’ora non mi farebbe male, penso che mi aspetta una lunga giornata, ignaro di quello che accadrà in questo fatidico giorno.
Guardo l’ora. Male che vada, penso, mi alzo dieci minuti prima, ma sono ancora le 5:10 e comincio a maledirlo. Quando sto per riprendere sonno suona la prima sveglia e sono ancora le 5:45, ma voglio dormire e continuo a farlo finché non suona la seconda puntata alle ore 6.
Suona la sveglia, se non mi alzo al volo rischio di trovarmi mio padre con un bicchiere di acqua fredda pronta a gettarmela in viso, o come faceva quando ero più piccolo, a togliermi le coperte d’addosso canticchiando <<la sveglia del mattino rompimento di coglioni!>> sul motivetto della sveglia militare.
Spengo la sveglia e accendo il cellulare, devo svegliare Laura, ma il suo cell è spento, mi vesto e mi squilla lei. Ok, è sveglia.
La fase di risveglio è così lenta che credo sia terminata solo dopo il metal detector.
Alle 6:30 circa siamo sotto casa di Laura, e sotto la pioggia ci dirigiamo all’aeroporto.
Arriviamo, scendiamo i bagagli, check-in senza fila e senza problemi e attesa in aeroporto con mio padre che si fa passeggiate misteriose, in cui scompare, compare e scompare ancora. Che ci voglia lasciare soli? Nel frattempo due bimbi sotto i 5 anni giocano e il più grande canticchia <<I feel good paraparaparappa, So good …>> fino a contagiarmi.
Quando ri-troviamo mio padre lo liberiamo dall’impegno decidendo di imbarcarci. Laura passa il metal detector ed è ok, lo passo io e mi suona..poteva andare altrimenti? Sono sempre il solito, avevo dimenticato la cintura.
All’uscita del mio bagaglio a mano, la poliziotta chiede a Laura se sta trasportando una pompa per gonfiare i materassini e Laura dice che è mia e la poliziotta mi ripete la domanda, rispondo affermativamente e lei lo comunica al tizio al monitor e mi ripete la domanda. Capisco che può sembrare strano che uno si porti una cosa del genere d’apresso, ma saranno cazzi miei, no?
In sala d’imbarco c’è la desolazione, solo un bar e due negozietti, ma soprattutto un sacco di freddo.
Mentre cerchiamo un posto riparato Laura vede una ragazza coi capelli lunghi e lisci e mi chiede conferma se quella possa essere Iaia, la ragazza che studia a Milano con cui abbiamo fatto gli abracci gratis nel periodo di Natale.
Ci avviciniamo, ci riconosciamo e ci abbracciamo. Non erano ancora le 8:30, non ci resta che scambiare quattro chiacchere sugli strani modi della nostra compagnia, infatti pare che l’imbarco con easyjet avvenga per gruppi, chi ha prenotato l’imbarco rapido per prima e poi i gruppi A, B, C e D, gruppi definiti dall’ordine temporale con cui si è fatto il check-in e praticamente chi arriva prima sull’aereo prende il posto che preferisce, solo allora capiamo la A scritta a penna sulla nostra carta d’imbarco. Pare anche che il personale di bordo abbia uno strano aggeggio per contare i passeggieri.
Dopo un po’ Iaia esce le pallette da giocoleria e lì cominciano le lezioni su come far girare due palle con una sola mano e poi ancora a giocolare con 4 palline, eravamo lo spettacolo della sala imbarco.
Si fanno le 9:30 e cominciamo ad apprestarci all’imbarco, prima i PB, poi donne e bambini e adesso noi, gli A. Saliti sul bus navetta aspettiamo che scenda anche un possibile gruppo B che tarda ad arrivare, mentre il freddo invece si fa sentire presto. Pochi minuti e un assistente d’aeroporto ci invita a tornare indietro nella sala d’imbarco per un problema tecnico. E fu così che fummo “transit”, avendo infatti già dato la carta d’imbarco alle hostess di terra..adesso era quel cartoncino rosso con scritto “transit” che ci identificava come viaggianti.
Ad un tratto la comunicazione ufficiale di un ‘ora di ritardo. Qualcuno mormora che il problema tecnico sia dovuto ad un fulmine che ha colpito il nostro aereo e che l’avrebbero dovuto cambiare.
Incrociando le dita ci apprestiamo a girarci l’aeroporto in attesa che passasse quell’ora. Alle 10 e qualcosa il tabellone mostra una previsione di un’altra ora di ritardo..il tempo di sbalordirci e questo segna le 14:30!
Lamentela generale, paranoie particolari per me e Laura che dobbiamo prendere un aereo a milano alla volta di Madrid.
L’attesa si fa lunga e stancante e un nuovo giro dentro l’aeroporto ci sta. Nel frattempo easyjet prova a consolarci con un buono pasto da ritirare al check-in.
La confusione al self-service era visibile da kilometri e allora aspettiamo qualche minuto che si sfoltisca. Nel buono pasto è compreso solo il primo, la bibita e il contorno.
La sala è stra-piena. trovare dei posti è alquanto faticoso, ma ci riusciamo e cominciamo a mangiare una pasta pesantissima (prosciutto, piselli e besciamella-burro-mozzarella-qualchealtracosacosabiancalattosa). Assistiamo nel frattempo a lezione di costume italiano da una signora ad un ragazzo polacco: <<In Italia per pranzo s’intende primo, secondo, contorno e frutta!>> erano anche loro con easyjet.
Dopo pranzo ci raggiunge un amico di Iaia, io nel frattempo vedo lui, il mio guru: il prof. Rigamonti!!! Cosa facesse lì non so, forse accompagnava suo figlio, non so, ma è sempre un piacere vedere quest’omino veramente geek.
Fatte altre quattro chiacchere salutiamo l’amico di Iaia e rifacciamo il check-in. mi tolgo la cintura preventivamente, ma nel mio zaino c’era ancora qualcosa che turbava gli addetti alla sicurezza. Non si trattava più della pompa, ma di un fantomatico succo di frutta che essendo liquido non poteva salire sull’aereo. Dichiaro di non avere nessun succo di frutta e vengo invitato a svuotare la borsa per assicurarsi cosa fosse quella cosa a forma di parallelipedo che portavo con me. Il caffé, due buste di caffé sigillate erano il problema! potevo trasportarli e quindi rimisi tutto nella borsa e ci mettemmo in attesa nell’apposita sala. Sempre davanti alla gigantografia del prosciutto cotto di sicilconad decorato con un bicchiere di rosso e un’arancia intagliata a forma di cestello e pomodorino di Pachino.
Il tabellone segna ora non più le 14:30 ma le 14:45, un’altro quarto d’ora di ritardo!
Laura e io allora cominciamo, biglietti alla mano, a fare i calcoli: se non ci sono altri ritardi e facendo le corse tra il ritiro bagagli e check-in ce la possiamo ancora fare.
Fortunatamente a quell’ora ci siamo imbarcati veramente, tuttavia le sorprese non erano completamente finite.
Una volta saliti sull’aereo ci scegliamo i posti e posiamo le cose sotto il sedile di fronte, aspettiamo che gli altri (tra cui Iaia) salgano e si accomodino.
Dopo qualche istante la gente aveva esaudito il proprio desiderio: allacciare le cinture!
Mentre ci rilassiamo un po’ passa l’hostess col conta-persone, ci conta e ci riconta, adesso ne passa un’altra a contarci, qualcosa sembra non andare. Manca ancora qualcuno, attendiamolo.
Data l’attesa snervante, qualcuno ha deciso di non partire più senza avvisare easyjet, lasciando i bagagli nella stiva dell’aereo. Secondo alcune norme di sicurezza post “11 settembre” non si può partire con un numero di bagagli superiore al numero di passeggeri (come se fosse una relazione biunivoca per cui tutti devono imbarcare qualcosa) e quindi dato che questi buontemponi se la sono “arrifardiata” ognuno di noi è dovuto scendere dall’aereo a riconoscere il proprio bagaglio facendo in modo che quelli non riconosciuti fossero spediti indietro. Il cattivo tempo in quelle 5 ore non era passato e ci siamo beccati un sacco di grandine!
Come se non bastasse tutto ciò è stato accompagnato da un contesto disperato, infatti mentre si aspettavano i viaggiatori mancanti la ragazza accanto a me diventa stranervosa e comincia a chiamare e richiamare le hostess parlandole in spagnolo, anche lei aveva il volo da Milano come Laura e me, ma il problema più fastidioso è stata l’incomunicabilità col personale di volo dato che lei sapeva solo lo spagnolo e l’hostess che parlava spagnolo badava solo e soltanto ai passeggeri della coda dell’aereo, mentre noi messi davanti dovevamo sbrigarcela con una tizia inglese che non sapeva altra lingua al di fuori della sua.
Meno male che c’era Laura! Poverella s’è dovuta improvvisare traduttrice quasi simultanea dall’inglese allo spagnolo con l’hostess che parlava a manetta e la spagnola, Silvia, che piangeva perché non capiva e voleva sapere.
Nel frattempo a noi si è aggiunta anche Alba, altra ragazza spagnola nella nostra situazione in erasmus a Palermo per studiare filosfia ed entusiasta dei nostri prof, specialmente di Mancini.
Gli annunci in inglese avvengono prima in inglese e poi in italiano non capendo che su quell’aereo le uniche lingue che parlavano i passeggeri era l’italiano, lo spagnolo e il polacco.
Un’hostess molto intelligente provava a rasserenare Silvia dicendole <<resti a milano e vai a balar toda la noche con chico italiano>>: da suicidio.
Alle 16:50, ora oramai tarda per beccare l’aereo per Madrid, si chiudono gli sportelli e ci mettiamo in volo. Il volo procede tranquillo e arriviamo pure con qualche minuto d’anticipo, ma che non basta neanche per vedere il nostro aereo decollare senza di noi.
Scesi a Malpensa raccogliamo i bagagli e andiamo a fare la fila al customer service della nostra compagnia. Quell’angelo di Iaia ci fa compagnia garantendoci ospitalità a casa sua in caso di permananza a Milano.
Allo sportello mi accingo a domandare alla tipa, che naturalmente sembra non capire una cippa di spagnolo, e mentre ci mettiamo d’accordo per capire a che ora fosse il prossimo volo easyjet o come fare ad essere rimborsati, le ragazze spagnole si danno alla rivolta e cominciano a parlarle. è il caos, non mi resta che incazzarmi, toglierle da lì e dire alla tipa che devo matenere io l’ordine della situazione e che deve essere più chiara.
Ecco le soluzioni proposte: aspettare il prossimo volo easyjet per madrid che non sarebbe arrivato prima della mattina seguente oppure prendere il primo volo per madrid con un’altra compagnia e fare richiesta di risarcimento dato che si erano superate abbondantemente le 2 ore di ritardo.
Ringrazio la tipa e guardo la mia compagnia, abbiamo tutti la stessa faccia: finire quest’avventura prima delle ore 24!
Sono disponibili ancora voli: uno Alitalia e uno Vueling. Decidiamo per fare la fila allo sportello di Vueling mentre io prendo il ticket per la fila Alitalia, il fratello di Laura da casa intanto cerca su internet il costo di Alitalia per far prima. Facendo i conti i prezzi sono gli stessi e abbiamo più tempo per prendere il Vueling e non fare quindi altre corse.
Ci mettiamo in fila allo sportello Vueling non solo perché solitamente costa di meno, ma anche perché c’era una sola persona che però ci sta un sacco!
Compriamo i biglietti e ci facciamo fare 2000 fatture per avere il riborso. Possiamo congedare finalmente quell’angelo di Iaia e facciamo il chek-in.
Nessuno di noi sembra pienamente convinto, ne avevamo passate troppe per essere ottimisti, ma alla fine abbiamo preso l’aereo e ci siamo rilassati tutti.
Una bella storia a lieto fine con festeggiamenti sopra la meravigliosa Barcelona illuminata😉

Ringrazio le compagne d’avventura.

La vacanza a Madrid in generale è andata benone, racconto solo questo particolare perché è stato veramente shockante.

(Un particolare grazie a Laura anche per il fatto di aver rifinito questo racconto da me scritto😉 )

  1. aprile 1, 2007 alle 2:51 pm

    ..e dire ke è stato il nostro primo viaggio in aereo insieme! sicuramente indimenticabile!😛 grazie anche a te!🙂
    hug

  2. Fede
    aprile 1, 2007 alle 7:57 pm

    ragazzi ne avete passato davvero di tutti i colori…l’importante è che, a parte il viaggio, sia andato tutto bene e vi siate divertiti, credo che sia stato terapeutico per ognuno di voi, tra l’altro.
    E’stato un piacere leggere quest’avventura: il modo in cui l’hai raccontata, ricca di curiosi particolari (curioso anche il fatto che ti sia soffermato a descrivere in modo cosi minuzioso le lezioni di cultura italiana della signora al ragazzo polacco e il cartello pubblicitario della conad – sei davvero un maniaco dei particolari, ma lo apprezzo… ;))che mi sono molto piaciuti e che sono riusciti a darmi un’idea abbastanza chiara di quanto accaduto.
    Sono contenta che vi siate divertiti, ma….da amica, devo anche dire che mi fa altrettanto piacere che siate già tornati!🙂
    lauretta e michelino…vi voglio bene!!!

  3. aprile 1, 2007 alle 11:01 pm

    lo devo leggere a puntate?🙂

    carino da leggere,meno carino esserci dentro,io mi sarei fatta esplodere prima. mi fa piacere che ti sia divertito,magari quando ci vediamo mi racconti un po’ di cose,possibilmente piacevoli e rilassanti,e non incasinate…che di avventure assurde ne ho una collezione.
    un bacio
    bentornato
    manu

  1. No trackbacks yet.
I commenti sono chiusi.
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: