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Perché sono un sovversivo

giugno 4, 2007

Ci sono arrivato, ho capito perché oggi sono quel che sono, ovvero un sovversivo di quelli freakettoni, mollicci, che preferiscono usare le stesse armi del sistemi all violenza fisica, che agli scontri preferisce gli incontri, ma pur sempre ribelle.

Ho avuto un flash della mia infanzia, mi sono ricordato la prima volta che sentii il peso della censura: ero in quarta elementare, o forse in quinta, ed ero il più bravo della classe, quello che a casa non aveva videogames né scendeva per strada a giocare a palla. Avevo solo libri, fumetti e videocassette del Corpo umano e quando non sapevo che fare spulciavo il Sussidiario, il libro del sapere di base. Lo conoscevo come le mie tasche, se non nel contenuto, almeno nella forma.
Il maestro Palermo, insegnante di storia, geografia e religione ci faceva pregare a mezzogiorno alla madonna, ci faceva leggere il vangelo nlle ore di religione e ci insegno la storia della nostra città. Ci parlò dei Fenici, della meravigliosa cultura araba e dell’intelligente amministrazione normanna e ancora il coraggio dei vespri etc..
Il maestro Palermo lo incontravo tutte le domeniche a messa. Forse era democristiano. Lui mi prestò in segreto un libro Il diario di Anna Frank ma aveva dimenticato di spiegarmi bene tutta la faccenda storica  del libro, cos’ questo romanzo scritto a mo’ di diario un po’ mi annoiava e non lo lessi del tutto. Forse non ho mai letto come fosse andata a finire col ragazzo che le piaceva, Peter.
Per il mio compleanno, di nascosto dagli altri compagni mi regalò Il richiamo della foresta. Il maestro Palermo mi voleva molto bene.
Ma cosa c’entra lui con tutto quello che ho scritto nella premessa? Fu lui a spingermi alla visione critica del mondo? Forse solo ad assere pacifista.
Se sono sovversivo è colpa sua, è stato lui il primo a farmi odiare le censure. Non so se si trattasse di cense, ma ci aveva fatto saltare la paginetta di storia riguardante L’Illuminismo. Io me la presi molto, specialmente quando la maestra Silvana disse che quella era una delle paginette più importanti della Storia. Avevo ragione io per qualche motivo il maestro Palermo la saltò. Non potevo perdermela, ma la lessi da solo e accrebbi la mia convinzione che era una vera e propria censura. Scenziati, filosofi e intellettuali di ogni genere erano all’opera e io non dovevo saperlo.
Non portai avanti garndi proteste, solo poche lamentele e non avevo molti sostegni, neanche dalla maestra Silvana che mi disse di stimare molto il maestro Palermo per poter dubitare di lui.
Dopo qualche anno mio padre scoprì dove abitava, io avevo dimenticato l’accaduto e lo andammo a trovare, ricordo solo un enorme salone, una chitarra e una libreria che prendeva tutta la parete, piena di libri e altri libri un po’ dispersi per la sala.

Queste storie hanno dell’immaginario, vero? Non sembrano vere neanche a me. Credo da solo di stare a scrivere cazzate, ma so che tutto questo è vero e non so perché sia successo a me.

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