Siddharta

luglio 12, 2007

Norton, liberato dagli esami estivi, torna su queste pagine a raccontare un libro. Non a recensirlo o a riassumerlo, solo a raccontare il suo rapporto empatico.

 

Il libro in questione è Siddaharta di Herman Hesse, uno dei libri più letti dai giovani liceali nell’ultimo decennio (dovrei chiedere anche a quelli del decennio passato ineffetti…) insieme a 1984 e La fattoria degli animali di Orwell.
Io purtroppo non sono mai stato un liceale, nessuno mi ha mai consigliato dei libri da leggere l’estate, ho sempre dovuto sbirciare nelle librerie altrui.
Grazie a questo libro mi sono avvicinato ancora di più alla filosofia orientale.

Vedi, Kamala, se tu getti una piestra nell’acqua, essa si affretta per la via più breve fino al fondo. E così è di Siddharta quando ha una meta, un proposito. Siddharta non fa nulla. Siddharta pensa, aspetta, digiuna, ma passa attraverso le cose del mondo come la pietra attevarsa l’acqua, senza far nulla, senza agitarsi: viene scagliato, ed egli si lascia cadere. La sua meta lo tira a sé, poiché egli non conserva nulla nell’anima propria, che potrebbe contrastare a questa meta.

Siddharta è un libro con due profondi temi d’interesse per i giovani liceali (ridadisco ancora il fatto che fosse letto da liceali, perché studiavano filosofia e Hesse è stato sempre molto profondo nei suoi romanzi): il conflitto padre-figlio e la filosofia indiana.
Fortunatamente il rapporto con mio padre è stato sempre buono, quindi l’ho letto solo sotto l’aspetto sociologico.
Siddharta, figlio di un ricco brahmino (come se ci fossero brahmini poveri…), lascia suao padre, la sua ricchezza e la sua religione cercando un il suo Io più profondo.
In questo passaggio si incrocia un tema minore che è quella dell’amicizia con Govinda, amico fedele di Siddharta che lo segue nella foresta coi Samana, santoni all’indiana, capelli lunghi, barba lunga, sporchi, magri, sempre in meditazione.
Siddharta dopo una lunga esprienza da samana, sente che è l’ora di cambiare strada, che questo estremismo non l’avrebbe mai portato a nulla. S’allontanava dal dispiacere quanto sapeva farlo un ubriacone alla taverna.
Lasciati i Samana e con loro l’amico Govinda, Siddharta incontra Kamala e qui intersechiamo un altro tema secondario, ma secondo me molto bello, il santone impara l’arte di amare.

Ella lo invitò a sé con gli occhi, chinò il proprio volto sul suo e gli posò sulla bocca la bocca, ch’era come un fico appena spezzato. Lungamente lo baciò Kamala, e con profondo stupore Siddharta sentì quanto ella lo istruisse, quanto fosse sapiente, quanto lo dominasse, ora respingendolo e ora tirandolo, e soprattutto intuì come dietro a questo primo bacio stesse una lunga, una bene ordinata, bene esperimentata serei di baci, l’uno dall’altro diverso, che ancora lo attendevano. Rimase lì esterrefatto, respirando profondamente, e in quel momento era come un bambino stupito per la copia del sapere e per la quantità di cose da imparare che gli si schiudono davanti agli occhi.

Fa proprio venire voglia di baciare per ore e ore delle tenere labbra, fino ad ubriacarsene.
Kamala insegnò a Siddharta i piaceri della vita e lui li apprese, ma senza mai abbandonare la sua essenza, sapendosene separare sempre al momento giusto, ridendo quando un affare andava male, a digiunare o mangiare poco anche ai banchetti.
Quando il piacere stava per impossessarsi definitivamente del suo spirito Siddharta si ritirò dalla vita mondava e nel suo viaggio finì alla riva di un fiume con un vecchio barcaiolo che gli insegnò ad ascoltare il fiume. Poesia e filosofia diventano tutt’uno ascoltando il fiume.
Eraclito affermando che tutto scorre e non si può tornare indietro, utilizza la metafora del fiume, ma in questo libro succede proprio il contrario, tutto ritorna. Passa l’amico Govinda, passa il figlio avuto da Kamala, passa il rapporto padre-figlio.

Per approndire segnalo il lemma su wikipedia 

  1. agosto 8, 2007 alle 11:37 am

    Secondo me il tema dell’amicizia e dell’amore (con annessi piaceri sessuali)è centrale, non solo in questo libro, ma nella intera opera di Hesse. Questi temi, infatti,si vanno a collegare con la tanto sofferta contrapposizione tra corpo e spirito, tra ascesi e corporalità, tra eros e logos. Contrasto che diventa, però, una fusione tra i due poli opposti, l’uno dei quali non potrebbe esistere senza l’altro. E questo tema è affrontato in “Narciso e Boccadoro” (che ti consiglio di leggere al più presto), “Sotto la ruota, in cui ad una vita fatta di pensiero si contrappone l’esistenza sregolata e appassionata di Hermann Heliner, e soprattutto in “Il lupo della steppa”. Hesse è alla ricerca di una possibile integrazione tra natura e spirito, viste come due strade opposto per giungere ad una stessa meta.

  2. settembre 7, 2007 alle 3:12 pm

    Io amo quest’uomo…e ho amato ogni suo personaggio…primo tra tutti Siddharta, che mi ha accompagnato nell’adolescenza e continuerà ad insegnarmi qualcosa fino a quando non avrò + denti…Passa se vuoi dal nostro Circolo…anche noi siamo affamati di sapere quanto te…e se ti piace potresti anche diventare membro del team…
    Ciao!

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