La Higuera 9 ottobre 1967.

ottobre 9, 2007

Mi piace ricordarlo così, sorridente con un tenero cucciolo tra le braccia da coccolare.Quando compii i miei 18 avevo chiesto ai miei amici che mi regalassero un poster di Martin Luther King o di Gandhi, ma evidentemente per loro io ero un «tifoso del Che» e mi regalano il poster con la famosa foto scattata da Korda e con sotto scritto ¡Hasta la victoria, siempre! (me ne regalarono anche uno dei Bruce Lee), lo tenni fino all’anno scorso, poi il suo sguardo severo un po’ mi dava fastidio. Ogni qualvolta llo penso apro il mio armadio e lì trovo delle foto pubblicate da una rivista (Oggi o Gente, non ricordo) in cui sorride.

La citazione che mi piace più di tutte è

se Lei è capace di tremare d’indignazione ogni qualvolta si commetta un’ingiustizia nel mondo, siamo compagni, il che è più importante.

Con molta onestà scrivo che non ho mai approfondito le mie conoscenze sul Comandante perché tollero molto poco questi miti e mi sono sempre rifiutato di acquistare una maglietta col suo volto (a questo punto ci sta ricordare che in un film, ancora una volta non ricordo quale, Che Guevara viene descritto come “quello delle magliettine!” o per napoletani “quello che si è tatuato maradona”).
Quel che so è abbastanza per ammirarlo.
Qualcuno accusa chi sventola le bandiere col suo volto di sventolare un simbolo di guerra e morte. Riconosco che i morti non si pesano su due bilance, quella dei vinti e dei vincitori, ma su una bilancia sola, però non possiamo neanche confondere la guerra con la resistenza.
Il Che è simbolo di Resistenza, e mi rattrista pensare che a noi italiani la resistenza la debba insegnare lui e non viceversa. In Italia la Resistenza è finita nel ’43-45 mentre lui era ancora un giovincello con la passione della moto.
A proposito della moto confesso che l’unica cosa che vorrei leggere è il suo Latinoamerica ovvero i suoi appunti del viaggio che fece in moto da cui è tratto il film I diari della motocicletta.

La voglia di scrivere questo post ai suoi 40° anniversario di morte nasce da un’intervista fatta a Tutino sull’Espresso intitolata Se il Che fosse ancora vivo. Io il Che vivo non riesco neanche ad immaginarmelo, qualcuno dice che il suo spirito è vivo in Castro, chi dice che sia in Chavez.
Di quest’intervista voglio riportare una parte che trovo molto divertente:

«Gli avevo chiesto un’intervista e lui, attraverso sua madre, mi disse di no per due motivi: perché ero un giornalista e soprattutto perché facevo parte del Partito comunista italiano, che lui considerava il meno comunista dei partiti comunisti del mondo».

Beh dopo 40 anni dalla sua morte questa frase conferma la sua figura mitica.

Hasta siempre

Aprendimos a quererte
desde la histórica altura
donde el sol de tu bravura
le puso un cerco a la muerte.

Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Tu mano gloriosa y fuerte
sobre la historia dispara
cuando todo Santa Clara
se despierta para verte.

Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Vienes quemando la brisa
con soles de primavera
para plantar la bandera
con la luz de tu sonrisa.

Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Tu amor revolucionario
te conduce a nueva empresa
donde esperan la firmeza
de tu brazo libertario.

Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Seguiremos adelante
como junto a ti seguimos
y con Fidel te decimos:
hasta siempre Comandante.

Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Carlos Puebla

Stagioni

Quanto tempo è passato da quel giorno d’autunno
di un ottobre avanzato, con il cielo già bruno,
fra sessioni di esami, giorni persi in pigrizia,
giovanili ciarpami, arrivò la notizia…

Ci prese come un pugno, ci gelò di sconforto,
sapere a brutto grugno che Guevara era morto:
in quel giorno d’ottobre, in terra boliviana
era tradito e perso Ernesto “Che” Guevara…

Si offuscarono i libri, si rabbuiò la stanza,
perché con lui era morta una nostra speranza:
erano gli anni fatati di miti cantati e di contestazioni,
erano i giorni passati a discutere e a tessere le belle illusioni…

“Che” Guevara era morto, ma ognuno lo credeva
che con noi il suo pensiero nel mondo rimaneva…
“Che” Guevara era morto, ma ognuno lo credeva
che con noi il suo pensiero nel mondo rimaneva…

Passarono stagioni, ma continuammo ancora
a mangiare illusioni e verità a ogni ora,
anni di ogni scoperta, anni senza rimpianti:
” Forza Compagni, all’erta, si deve andare avanti! ”

E avanti andammo sempre con le nostre bandiere
e intonandole tutte quelle nostre chimere…
In un giorno d’ottobre, in terra boliviana,
con cento colpi è morto Ernesto “Che” Guevara…

Il terzo mondo piange, ognuno adesso sa
che “Che” Guevara è morto, mai più ritornerà,
ma qualcosa cambiava, finirono i giorni di quelle emozioni
e rialzaron la testa i nemici di sempre contro le ribellioni…

“Che” Guevara era morto e ognuno lo capiva
che un eroe si perdeva, che qualcosa finiva…
“Che” Guevara era morto e ognuno lo capiva
che un eroe si perdeva, che qualcosa finiva…

E qualcosa negli anni terminò per davvero
cozzando contro gli inganni del vivere giornaliero:
i Compagni di un giorno o partiti o venduti,
sembra si giri attorno a pochi sopravvissuti…

Proprio per questo ora io vorrei ascoltare
una voce che ancora incominci a cantare:
In un giorno d’ottobre, in terra boliviana,
con cento colpi è morto Ernesto “Che” Guevara…

Il terzo mondo piange, ognuno adesso sa
che “Che” Guevara è morto, forse non tornerà,
ma voi reazionari tremate, non sono finite le rivoluzioni
e voi, a decine, che usate parole diverse, le stesse prigioni,

da qualche parte un giorno, dove non si saprà,
dove non l’aspettate, il “Che” ritornerà,
da qualche parte un giorno, dove non si saprà,
dove non l’aspettate, il “Che” ritornerà !

Francesco Guccini

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