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Searle e la nonviolenza

novembre 13, 2008
Armless Zombies? by Felix42

Armless Zombies? by Felix42

Di tanto in tanto ricordo a me stesso qualche principio fondamentale della nonviolenza e tra questi mi soffermo su uno piuttosto difficile da mettere in pratica, sia perché non sia abituati sia perché non rientra in molti schemi psico-logici, o semplicemente lo interpretiamo in modo assoluto.

Il principio in questione, utilizzando le parole di Gandhi, è:

L’uomo e la sua azione sono due cose diste. E’ certamente giusto impugnare e combattere un sistema, ma impugnare e combattere l’autore equivale a impugnare e combattere se stessi.1

Secondo Gandhi le azioni, i comportamenti degli uomini sarebbero cose distinte rispetto gli uomini diversi. Per dirla come direbbe uno psicologo Gandhi è un contestualista, ovvero ogni comportamento umano deve essere visto all’interno del sistema in cui vive e in tale deve essere interpretato.

Nel corpus delle teorie searliene sull’intenzionalità troviamo tra i concetti chiave quello di sfondo (background) e di rete (network) che altro non sarebbero se non semplicemente il contesto storico e quello sociale.
Secondo il filosofo dell’acqua calda (Searle tratta come teorie innovative cose che altri hanno già detto prima di lui, magari mediandole un po’ con le teorie contrapposte), ci dice che le nostre azioni, sonno guidate dalle nostre intenzioni e queste nascono biologicamente dal nostro cervello (per Searle pensare sta a sistema nervoso come la disgestione sta all’apparato digerente!) ma viene in quelche modo plasmato dallo sfondo, dal contesto in cui questo viene stimolato a venire fuori.
Searle è quindi un interazionista (anche se Monista!) perché crede le azioni degli uomini dipendano un po’ dalla natura un po’ dal contesto; se dipendesse tutto dallo sfondo saremmo a suo dire degli zombie sociali.

Può essere un comportamento determinato dalla natura stessa dell’uomo? Una persona ruba perché ha il gene della cattiveria? Dipende solo e soltanto dalla sua situazione di povertà? Quante persone povere ci sono che non rubano?
Sicuramente già dalla nascita possiamo vedere il carattere con il quale il bambino è nato, ciò è visibile nella suzione del latte, dal pianto e così via. Qualcuno sostiene che il carattere del bambino venga determinato anche dal carattere della madre. Una madre ansiosa, stressata o fredda, durante la gravidanza o subito dopo il parto, potrebbe influire negativamente su tutta la vita del bambino. Ma chi ha determinato il carattere della madre? La riflessione diventa ricorsiva.

Ritorniamo al ladro: Gandhi concentrerebbe le sue energie nel migliorare il sistema che ha indotto l’uomo a rubare, i leghisti punirebbero con la pena capitale il ladro e Searle invece si concentrerebbe sulla giusta pena da dare all’uomo: Sei cresciuto in ambiente povero, la società ti impone ad avere-avere-avere, nella città in cui vivi non c’è molto lavoro, non sei stato stimolato ad inventarti un lavoro. Non hai tutte le colpe delle tue azioni.

Personalmente penso che l’approccio nonviolento sia un buon modello da seguire, prima di giudicare la persona considerare il sistema che l’ha indotto, verificare quali altre possibilità aveva (quest’ultimo punto è una cosa stra-difficilissima in quanto presuppone la capacità di mettersi nei suoi panni e vedere con i suoi occhi) e poi giudicare la scelta e la persona soltanto di conseguenza.

1 M.K. Gandhi, Antiche come le montagne, Milano Mondatori, 1993, Cap. 4, n.11

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