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I primi quattro giorni a Màlaga

marzo 22, 2009

17 Marzo 2009:

Oggi comincia una nuova avventura che segnerà profondamente la mia vita, sono a Màlaga, a casa di Victor, un professore di italiano alla EOI che mi ospiterà per qualche giorno intanto che trovo casa.

Da casa sono sceso alle 10 e qualcosa e al momento in cui scrivo sono le 23.36 e non avevo tante ore di sonno sulle spalle, ma mi va di scrivere.

Intanto che scrivo sul canale cuatro vedo una nuova puntata di House. Manco a farlo apposta ma la puntata che ho visto poco fa era l’ultima che hanno fatto in Italia!

Il viaggio è andato benone e per la prima volta ho avuto un po’ di paura in aereo. A mezz’ora da Màlaga è stato come avere un incidente con la macchina: l’aereo avrà preso un vuoto d’aria che ci ha sballottati a destra e a sinistra, avanti e indietro.

C’è da dire però che ClickAir ha vinto nel 2008 il premio puntualità tra le compagnie concorrenti e ci tengono a mantenere questa “puntualità britannica” (c’era scritto così nella carta d’imbarco… ma non si diceva “puntualità svizzera”???)

Arrivato a Malaga tutto molto bene, prendo il bus a 1,10€ ma sbaglio la fermata: Victor mi aveva detto di scendere ada fermata che credeva fosse l’ultima e io, nonostante nell’efficientissimo autobus spagnolo ti dica il nome delle fermate, scendo all’ultima senza dare troppa importanza al nome della fermata e chiedendo dell’ “alemada de colòn” non riuscendo a fissare in testa che si dice “alameda”.

L’ultima fermata dista almeno 500 metri dalla penultima che era la fermata giusta. Credo che siano stati i 500 metri più lunghi della mia vita, con il manico del mega trolley che cominciò storcersi e il borsone messo a tracolla e nell’altra mano lo zaino con il pc.

A proposito del pc vi voglio raccontare una differenza che ho notato: a Palermo non mi hanno chiesto di uscire il pc dallo zaino ai controlli aeroportuali, mentre a Barcelona sì, l’ho uscito e passato subito dopo lo zaino.

Arrivato finalmente all’alameda de colòn non resisto a cercare un bar e mi fermo sotto la banca Santander e mando un messaggio a Victor dicendo di venirmi a prendere lì.

Una volta presentati facciamo strada a piedi e scopro che in realtà non è il mio tutor ma semplicemente un insegnante d’italiano che è stato messo in mezzo dall’università italiana, mi spiega che è spesso così, gli insegnati d’italiano accolgono gli italiani, gli insegnanti di francese i francesi e così via per tutte le 11 lingue parlate nella escuela.

Io forse mi occuperò della biblioteca oppure del sito della scuola, domani parlo con la preside e poi vado alla ricerca di case.

Stasera mi ha preparato qualcosa di “mangiabile” ovvero “una paella come la farebbe uno studente” dice Victor, ovvero riso precotto, cozze e altre cose che ho mangiato un po’ per educazione un po’ per fame. Un po’ perché inodore, un po’ perché parlando parlando non guardavo quello che mettevo in bocca e mangiavo.

Adesso mi sistemo il letto e mi metto a nanna. Sperando di avere una connessione domani.

18 Marzo 2009:

Sveglia presto per andare a scuola, facciamo colazione insieme e ci mettiamo in auto. Victor fa un giro largo per farmi vedere un po’ la città: il lungo mare che mi consiglia di fare in bici, la casa dove nacque Picasso e qualche strada principale.

Noto che il fiume è verde, ma non per l’acqua sporca ma per l’assenza di acqua e il folto prato che cresce in primavera. L’acqua è bloccata alla diga che fornisce acqua a tutta la città.

Arrivati a scuola una gradevolissima sensazione mi pervade. Dentro è piastrellato con piastrelle tipo arabe e fuori ci sono delle rastrelliere ad accogliere gli studenti.

Victor per prima cosa controlla la sua casella di posta e poi va a cercare gente (la direttrice per esempio…) alla caffetteria.

Mi fa visitare un po’ la zona uffici e il dipartimento d’italiano. Lì c’è un altro prof dalla’aria un po’ bizzarra che mia accoglie calorosamente.

La direttrice non c’è e vado a fare un giro nella zona aspettando di ritrovare l direttrice e vederci comunque alle 13 con Victor.

Io compro il giornale con gli annunci e vado in un locutorio (call center con internet point) per sentire i miei e cercare info su internet.

Visto che tornando a scuola non trovo la direttrice ritorno in giro e leggo il giornale, segno un paio di annunci e mi mangio un panino.

Per cercare un po’ le zone segnate negli annunci e non presenti sulla mia mappa ritorno all’internet point e un tipo che lavora lì mi dice qualcosa: hai tanto tempo libero?! Per dire che non avevo proprio una minchia da fare.

A pranzo Victor mi fa incontrare la direttrice che vorrebbe tanto mettermi in segreteria ad immatricolare gli studenti e Victor che mi ha detto che le segreterie di tutto il mondo sono uguali le dice di mettermi in biblioteca e di farmi aggiustare la sua pagina web per la scuola.

Non so perché a la ricerca di una casa è qualcosa che mi fa sentire veramente male, soprattutto mi fa sentire la distanza dalla mia.
Seleziono case dai 250€ in sù ma Victor mi dice che sono tutte fuori la città o specchietti per allodole messe dalla agenzie che poi ti chiedono sai 150 ai 200€, chi per farti girare le case, chi addirittura solo per darti una lista di numeri di case da chiamare e poi per vederle ti devi mettere sempre d’accordo con il padrone.

Anche molti annunci sul sito enalquiler in realtà sono solo esche e 200-250€ è il prezzo minimo che devi pagare per una stanza spese escluse mi dice Victor, in quanto anche una casa decente da dividere in due come la sua costa 600€ più le spese.

La ricerca prosegue e incontro nello stesso pomeriggio la prima agenzia. La tipa dice che non è un’agenzia immobiliare perché non fa intermediazione, ma mi mettono in contatto diretto: come dicevo prima per 150€ mi davano una lista di case con il numero del proprietario…

Intanto Victor mi dice che lui non cena a casa e io vado a comprarmi l’occorrente per un panino. Potevo scegliere liberamente di comprare salumi già impacchettati ma volevo fare un po’ di conversazione che purtroppo non avviene, chiedo alla salumiera del prosciutto cotto indicandolo con il dito e dico cientos grames, lei capisce ed esegue: avrei voluto che mi ricordasse che il prosciutto cotto si chiama York in spagnolo.

19 Marzo 2009:

Mi sveglio quando suona la sveglia ma i mille pensieri mi tengono a letto giusto quanto bastava per correre all’appuntamento per una casa, ma la tizia non si presenta per farmi girare la casa. Un bulgaro che abitava nello stesso palazzo mi ha detto che era meglio continuare a girare perché le case lì fanno schifo.

L’altra casa che visto è un buco: palazzo nuovo, casa nuova ma forse non erano nemmeno 30mq, 400€ spese incluse ma non c’era internet, e c’erano da dare 200€ all’agenzia, oltre che il mese d’anticipo al proprietario.

Nel pomeriggio dopo averne parlato tanto con il mio amore che in questi giorni mi è stata tanto vicina cercando su internet case e mandandomi sempre dolci parole d’incoraggiamento, accetto la soluzione di Victor: prendi casa con altre persone e solo così puoi risparmiare.

Così comincio a vedere sul giornale annunci di habitaciònes, ovvero di stanze, e i prezzi erano tutti superiori a quelli che potevo immaginare. Chiamo uno di questi e mi dice che non è il caso di prendere una stanza lì perché è una casa con già due uomini e un solo bagno e non mi consiglia di portare la mujer.

Mì mujer è preziosa, lasciamo perdere questa casa e chiamiamo la tizia che la mujer ha trovato: la casa è piccola ma molto carina e la stanza ha un letto ad una piazza e mezza. Una scrivania nuova e grande ed è tutto arredata ed equipaggiata. C’è anche un terrazzo enorme dove passare le calde giornate estive. Tutto a 350€ spese incluse.

Mi convinco e do appuntamento per giorno dopo.

Intanto chiamo ogni giorno, anche due volte al giorno casa e ogni volta il telefono si chiude con mia madre che piange e io che devo trattenere le lacrime almeno finché non chiudo.

20 Marzo 2009:

Cambio casa, Victor mi dice che se voglio posso pure dormire lì qualche altra sera e le chiavi consegnargliele quando ci vediamo a scuola.

Per non caricarmi troppo faccio tre viaggi per portare le cose e quello più importante è il primo, pago, firmo il contratto e prendo le chiavi.

Cristina la proprietaria è secondo quanto ha scritto su easypiso ha 32 anni, ma forse l’annuncio è un po’ vecchiotto. Insieme a lei vive il suo fidanzato e in altra stanza c’è Noemi, una ragazza francese che come me fa praticantato per una specie di erasmus, mi ha promesso che chiederà informazioni da passare a Donatella.

Durante uno di questi viaggi a recuperare la roba mi soffermo nel divano a casa di Victor e piango tanto, pensando che non era questo quello che immaginavo, non era questo quello che volevo, che forse avrei potuto cercare ancora, che non devo farmi prendere dalla delusione e continuare a credere in me perché sarebbe assurdo non farlo quando tante persone ti stimano e ti apprezzano.

Porto i miei bagagli nella casa dove adesso posso smontarli e comincio a sistemare un po’ la roba.

La cosa che più mi preme è fare la spesa e soprattutto compare l’adattatore per caricare la batteria del portatile e connettermi ad internet! Infatti qui disconoscono le spine a tre connettori…

21 Marzo:

La sveglia è stata data un telefonino dimenticato acceso, ma è stato comunque un dolce risveglio.

Il tempo di vestirmi e provo la videochiamata con la mia famiglia. E’ veramente emozionante rivederli nella mia stanza.

Ho fatto la mia prima spesa. Ho comprato la pasta, la mamma non fa altro che raccomandarmi di mangiarla e a me non dispiace farlo senonché qui la pasta non si consuma come da noi quindi hanno solo un tipo di spaghetto (finissimo fra l’altro), tagliatelle (anch’esse sottili) e mezzi maccheroni e non sanno cosa sia la confezione da un kilo.

Come sughi poi è un casino: ho trovato solo “tomate frito” che non ho intenzione di comprare perché ha poco a che vedere con la nostra passata di pomodoro. Ho comprato così il ragù alla bolognese di barilla.

Nel pomeriggio sono stato un po’ con Donatella su skype e questo purtroppo è l’unico modo per stare un po’ vicini e poi ho dormito. Nulla di speciale visto che il tempo s’è imbruttito pure qui.

A cena invece mi sono imbattuto con la mia prima volta ai fornelli elettronici, avevo paura che si spegnesse invece ho capito che si riaccendeva da solo quasi subito e mi sono tranquillizzato.

  1. marzo 22, 2009 alle 7:33 pm

    Leggo immersa e spontaneamente clicco per i commenti, mi viene da scrivere “Caro Michi”, come avrei fatto tanti anni fa nelle letterine; e anche se ormai non mi/ci si addice più, lo lascio così, all’istinto, perché l’ondata di strana tenerezza che mi ha invaso leggendoti lo merita.

    (Certe lacrime sono dolci nella loro verità, anche se squassano.)

    E nonostante i saluti fin troppo in anticipo e gli ultimi casuali-frettolosi inconti assolutamente inadeguati tra varie ed eventuali casualità, ci tengo a mandarti un abbraccio e un pacco virtuale di rigatoni, ché io morirei (e una volta e per tutte dimagrirei: attenzione😛 ! ) nella convivenza obbligata con lo spaghetto fino!

    Smack, a presto,
    Emi.

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