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Spaghetti, pizza e…

marzo 23, 2009

La settimana scorsa ho visto una divertente puntata dei Simpson in cui, con la loro classica ironia, mostravano come in America sono visti gli italiani: un po’ provinciali, che parlano tanto in dialetto, che mangiano pizza e pasta e tutti amiconi tra di loro, ovviamente c’erano anche i mafiosi, ma la puntata rispettosamente non si concentrava su quello.
Oggi nell’arco di 4 ore ho parlato per tre volte di Palermo e dei palermitani: per prima la direttrice della scuola che mi ha detto di essere venuta in Sicilia in vacanza ed è rimasta affascinata della nostra terra. Mi ha parlato del duomo di Monreale, di Taormina, della cappella palatina e le brillavano gli occhi a descrivere i Quattro Canti. Io sono rimasto di stucco e mi sono soffermato a pensare a quante volte avevo visto guide spiegare ad interessatissimi turisti le statue dei Quattro Canti, ma io non avevo mai capito realmente il perché, adesso so che i re che stanno al centro sono tutti spagnoli e lei era tutta contanta.
Dopo un po’ Antonio mi dice che anche suo figlio è stato a Palermo per una quindicina di giorni e ha portato come ricordo l’ospitalità di noi siciliani, molto calorosa, simile a quella spagnola.
L’architettura palermitana che per alcuni aspetti ricorda quella andalusa per via della dominazione araba, un po’ ricorda quella spagnola, per via della dominazione spagnola (è inutile che noi siciliani facciamo gli spavaldi a parole, alla fine siamo sempre sottomessi da qualcuno) è un tratto che rimane impresso negli spagnoli, soprattutto andalusi, e anche il carattere, infatti una cosa che ben sappiamo è che anche gli arabi sono molto ospitali.
Anche noi siciliani non siamo proprio bianchi bianchi, ma siamo un po’ scuretti, proprio come questi anlusi qui che non pronunciano le S e le Z e che mi stanno contagiando giapprima che io impari a palrlare spagnolo.
Poi c’è un’altra cosa che gli spagnoli sanno di Palermo e della Sicilia, ed è quello che sanno in tutto il mondo, ma che magari non gli sembra male chiedere: la Mafia.
Cristana, la proprietaria di casa (non sapevo si dicesse dueño), mentre cucinavamo, io la pasta e lei qualcosa di incompresibilmente spagnolo, mi chiede ancora da quale parte d’Italia provenga, giacché già un altro ragazzo italiano aveva abitato qui, ma lui era di Udine.
Mi chiede se sia vero che a Palermo ci sia la Mafia e se sia vero che aprendo un negozio bisogna pagare qualcosa al mese alla mafia, gliel’aveva detto questo ragazzo chiedendo se anche a Màlaga si pagasse il pizzo.
Mi ha chiesto anche di farle un esempio di quanto si paga, ma io ho risposto che non ne avevo idea e vergognandomi di mescolo la mia pasta.
Direte amici che mi leggete, anzi te l’ha detto una su tre, ma per me si tratta solamente di pudore.

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