Home > albatros, Foto, pensieri, opere, omissioni > Riconfigurazione dei ricordi

Riconfigurazione dei ricordi

luglio 18, 2009

“Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati maddalene, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della maddalena. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicessitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta ? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della maddalena. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva ? Che senso aveva ? Dove fermarla ? Bevo una seconda sorsata, non ci trovo più nulla della prima, una terza che mi porta ancor meno della seconda. E tempo di smettere, la virtù della bevanda sembra diminuire. E’ chiaro che la verità che cerco non è in essa, ma in me. E’ stata lei a risvegliarla, ma non la conosce, e non può far altro che ripetere indefinitivamente, con la forza sempre crescente, quella medesima testimonianza che non so interpretare e che vorrei almeno essere in grado di richiederle e ritrovare intatta, a mia disposizione ( e proprio ora ), per uno schiarimento decisivo. Depongo la tazza e mi volgo al mio spirito. Tocca a lui trovare la verità…retrocedo mentalmente all’istante in cui ho preso la prima cucchiaiata di tè. Ritrovo il medesimo stato, senza alcuna nuova chiarezza. Chiedo al mio spirito uno sforzo di più…ma mi accorgo della fatica del mio spirito che non riesce; allora lo obbligo a prendersi quella distrazione che gli rifiutavo, a pensare ad altro, a rimettersi in forze prima di un supremo tentativo. Poi, per la seconda volta, fatto il vuoto davanti a lui, gli rimetto innanzi il sapore ancora recente di quella prima sorsata e sento in me il trasalimento di qualcosa che si sposta, che vorrebbe salire, che si è disormeggiato da una grande profondità; non so cosa sia, ma sale, lentamente; avverto la resistenza e odo il rumore degli spazi percorsi…All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di maddalena che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio….”

Il brano che pre questo post è tratto da Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust, in cui l’autore descrive il risveglio di un determinato ricordo, un un risveglio che non è un sempllice riaffiorare del ricordo (il cosidetto ricordare), bensì la riconfigurazione del ricordo tramite una sensazione che viene rivissuta.

E’ quello che sto vivendo adesso, tornato nella casa in cui ho vissuto per tanti anni, ogni piccolo gesto diventa strano e il primo è stato il più semplice per antonomasia: bere un bicchiere d’acqua.
Ora, non è che mi fossi dimenticato della mia cucina e del frigorifero, però nell’aprirlo ho provato una sensazione difficile da spiegare se non con l’espressione “riconfigurazione del ricordo”, ho proprio sentito il ricordo, l’immagine, di questo frigorifero rinnovarsi.
Non era un frigorifero estraneo alla mia mente, ma non essendo quello che ho aperto tutti i giorni, più volte al giorno per 4 mesi, ho dovuto riconoscerlo.
Un atto fenomenologico che non saprei spiegare meglio.

  1. luglio 23, 2009 alle 8:43 pm

    le cose che adoro di te….

  2. agosto 7, 2009 alle 4:02 am

    chissà quante volte accade una simile ed affascinante cosa. Bel framnento di Proust, emblematico. Bella la riflessione nortoniana🙂

    Abbraccio

  1. No trackbacks yet.
I commenti sono chiusi.
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: