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CALCOLARE IL PENSIERO: Leibniz

ottobre 14, 2009

Tra gli ingegneri, quando si parla della storia dei calcolatori i più si fermano a ricordare von Neumann e Turing, altri arrivano anche a parlare della macchina analitica di Babbage, ma solo in pochi risalgono indietro nel tempo a Pascal o Leibniz dando loro, magari, un’importanza marginale per quanto riguarda la storia degli odierni calcolatori, e forse far dimenticare loro la stretta relazione tra gli odierni computer e la calcolatrice di Pascal (la pascaliana) che faceva solamente le due operazioni di addizione e sottrazione, o la calcolatrice di Leibniz che faceva tutte le operazioni algebriche è proprio questo anglicismo, come se computatore e calcolatore fossero due termini tra loro lontani.

Quello che più lega soprattutto l’informatica moderna alle calcolatrice di Leibniz è proprio l’idea che ne sta alla base, tanto che si può dire che Leibniz fu il padre dei fondamenti dell’informatica, infatti la sua idea era quella di costruire una macchina che svolgesse con esattezza i faticosi calcoli che occupavano il tempo di uomini ingegnosi.

Con una macchina calcolatrice “uomini eccellenti” per il loro ingegno avrebbero potuto liberarsi dalla noia di fare i calcoli e affidarli a chiunque sapesse usare una macchina calcolatrice.

Fu proprio così che Leibniz costruì, con un meccanismo tutto suo, la sua calcolatrice basata sulla “ruota di Leibniz”.

L’opera che fa di Leibniz il padre dei fondamenti dell’informatica, e dell’intelligenza artificiale in particolare, è la sua Dissertatio de arte combinatoria 1 del 1666, in cui propone di costruire un alfabeto (caratteristica) dei pensieri umani e scoprire gli strumenti adatti a manipolare i simboli di questo alfabeto.

Questo alfabeto che doveva raccogliere il pensiero umano in tutta la sua estensione, detto anche caratteristica universale (differente dalla caratteristica reale in cui ogni simbolo rappresentava un’idea ben definita come nella chimica o nell’astronomia), era secondo Leibniz uno strumento utile al potenziamento del pensiero umano. I ragionamenti potevano essere trattati con un rigore matematico che li rendeva più precisi, più esatti, permettendo di controllare meglio i passaggi logici e risolvere discussioni altrimenti interminabili. 2

Leibniz così progettava il primo linguaggio artificiale capace di formalizzare il pensiero per un calcolo di tipo logico-matematico.

La sua convinzione era che uno dei segreti dell’algebra fosse proprio l’uso corretto della notazione simbolica che mette subito all’occhio la relazione tra i simboli.

Per la realizzazione del suo progetto era necessaria prima un’enciclopedia che contenesse tutto ciò che è conosciuto dall’uomo, poi in base a questa si dovevano scegliere le nozioni fondamentali e i simboli adeguati.

Una volta costruito l’alfabeto, poi, necessitava ridurre le regole deduttive a manipolazioni di questi simboli, quello che noi oggi chiamiamo logica simbolica e Leibniz ieri chiamava calculus ratiocinator. Tutto il pensiero formalizzato poteva essere calcolato e di fronte a qualsiasi discussione si potevano scomporre i pensieri e ordinarli e vedere le loro relazioni.

Se crediamo che il pensiero umano possa essere formalizzato e calcolabile, allora il passo è breve all’idea che questo può essere calcolato da una macchina calcolatrice a vedere in ciò gli albori dell’intelligenza artificiale.

1 G.W. Leibniz, Dissertatio de arte combinatoria, 1666 ↑ riprendi la lettura

2 Prima di Leibniz un tentativo di formalizzare il pensiero in modo che si potessero rendere evidenti le soluzioni dei problemi risale a Raimondo Lullo, nell’alto Medioevo, con l’ars magna, in cui proponeva un sistema di tavole rappresentati concetti fondamentali la cui combinazione (che avveniva secondo regole ben precise) rivelava le verità essenziali della religione. ↑ riprendi la lettura

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