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L’ IMITAZIONE DEL PENSIERO: Turing e il cervello

dicembre 13, 2009

Per costruire un cervello elettronico Turing cerca delle analogie tra il sistema nervoso centrale e le potenzialità del calcolatore. Turing osserva con attenzione il processo che ha condotto il cervello di un uomo adulto al suo stato attuale.

Cercando di imitare una mente umana adulta siamo tenuti a riflettere parecchio sul processo che l’ha condotta allo stato in cui si trova. Possiamo notare qui tre componenti: a) lo stato iniziale della mente, diciamo alla nascita; b) l’educazione cui è stata sottoposta; c) altre esperienze, che non possono venir descritte come educazione , che essa ha vissuto.1

Per meglio spiegare come si possa dare la mente ad un cervello elettronico Turing propone di elaborare un programma che non miri a simulare una mente adulta, ma quella di un infante per sottoporla poi a un appropriata istruzione, così che si possa evolvere “naturalmente”.

La speranza di Turing che il cervello di un bambino sia «qualcosa di simile a un taccuino di quelli che si comprano dai cartolai»,2 con molta carta bianca e poco di scritto nasce, forse ancora una volta, da Natural Wonders in cui si legge:

Capite ora perché dovete andare a scuola per cinque ore al giorno, e sedere su un duro banco a studiare materie ancor più dure, mentre tanto più volentieri ve la svignereste per andare a nuotare? E’ così che potete costruire nel vostro cervello questi puntini che servono a pensare (…) Si comincia da giovani, quando il cervello è ancora in crescita: con anni di lavoro e di studio, lentamente si formano sopra l’orecchio sinistro i puntini del pensiero che poi dovremo usare per il resto dei nostri giorni.3

Questa concezione della macchina cervello permette a Turing di immaginare una macchina con installato solo lo stretto necessario perché impari dal suo istruttore e dall’esperienza, migliorandosi di volta in volta.

I difetti fisici della macchina, come la mancanza di un sistema visivo o motorio, non sono rilevanti, basta trovare il processo educativo adeguato, proprio – ricorda Turing – come fu fatto con Helen Keller,4 ragazza divenuta cieca e sorda 19 mesi dopo la nascita che conseguì un’istruzione universitaria grazie ad un particolare metodo d’insegnamento.

Il metodo dei premi e delle punizioni, secondo Turing, non è un metodo sufficiente per l’educazione di un bambino, e tanto meno si può applicare al processo d’istruzione del calcolatore; sono necessari «altri canali di comunicazione, “non emozionali”».5

1Ibidem p. 189

2Turing 1950, p. 189

3Hodges, p. 21

5Turing 1950, p. 190

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