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Archive for the ‘Libri’ Category

Bibliografia essenziale

novembre 8, 2009 Commenti disabilitati

Raccolgo con piacere l’invito a partecipare ad un gioco virale in cui bisogna citare in una nota i 15 libri preferiti (non necessariamente in ordine di importanza) e taggare gli amici.
Io ibrido il mio blog a facebook e rilancio con:

  1. Lo Zen e il tiro con l’arco (Herrigel Eugen)
  2. 1984 (George Orwell)
  3. Fahrenheit 451 (Ray Bradbury)
  4. Alcatraz (Diego Cugia)
  5. Il dubbio (Luciano De Crescenzo)
  6. Così parlò Bellavista (Luciano De Crescenzo)
  7. Blog Generation (Giuseppe Granieri)
  8. Siddharta (Herman Hesse)
  9. Turing (Gianni Rigamonti)
  10. Il piccolo principe (Antoine De Saint-Exupéry)
  11. Come Dio comanda (Niccolò Ammaniti)
  12. L’ enigma del solitario (Gaarder Jostein)
  13. Poesie erotiche (Pablo Neruda)
  14. Il gabbiano Jonathan Livingston (Jonathan Livingston)
  15. Undici minuti (Paolo Coelho)

I link ai titoli rimandano ad alcuni articoli scaturiti dalla lettura di tali libri

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L’essenziale è invisibile agli occhi

dicembre 12, 2008 2 commenti

Primo piano di una volpe

l’essenziale è invisibile agli occhi
il cuore invece no non può ingannarti

Canta Meg nei 99posse ai tempi di Sfumature citando Antoine De Saint-Exupéry ne Il piccolo principe.

Lungo il suo cammino, il piccolo principe, incontra una volpe che desidera essere addomesticata, vuole creare con lui un legame.

Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centamilaragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma che tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me l’unico al mondo, e io per te sarò l’unica al mondo.

La differenza tra questa volpe e le altre centomila volpi per il piccolo principe non sarà più visiva, ma sarà affettiva e non la guarderà più con gli occhi, perché non si vede bene che col cuore.

Nell’addomesticarsi l’uno impara qualcosa dell’altro, lo comprende e si instaura un rapporto di reciproca necessità.

Angolo del curtugghiu: Sono felice di essere stato addomesticato da una volpe bionda, di aver bisogno di lei e di sapere di essere per lei lunico al mondo. Ed è cosi che grazie a Noi2Big di wind in 5 giorni sono stato al telefono 146 minuti che per me è un’eternità

La Higuera 9 ottobre 1967.

ottobre 9, 2007 Commenti disabilitati

Mi piace ricordarlo così, sorridente con un tenero cucciolo tra le braccia da coccolare.Quando compii i miei 18 avevo chiesto ai miei amici che mi regalassero un poster di Martin Luther King o di Gandhi, ma evidentemente per loro io ero un «tifoso del Che» e mi regalano il poster con la famosa foto scattata da Korda e con sotto scritto ¡Hasta la victoria, siempre! (me ne regalarono anche uno dei Bruce Lee), lo tenni fino all’anno scorso, poi il suo sguardo severo un po’ mi dava fastidio. Ogni qualvolta llo penso apro il mio armadio e lì trovo delle foto pubblicate da una rivista (Oggi o Gente, non ricordo) in cui sorride.

La citazione che mi piace più di tutte è

se Lei è capace di tremare d’indignazione ogni qualvolta si commetta un’ingiustizia nel mondo, siamo compagni, il che è più importante.

Con molta onestà scrivo che non ho mai approfondito le mie conoscenze sul Comandante perché tollero molto poco questi miti e mi sono sempre rifiutato di acquistare una maglietta col suo volto (a questo punto ci sta ricordare che in un film, ancora una volta non ricordo quale, Che Guevara viene descritto come “quello delle magliettine!” o per napoletani “quello che si è tatuato maradona”).
Quel che so è abbastanza per ammirarlo.
Qualcuno accusa chi sventola le bandiere col suo volto di sventolare un simbolo di guerra e morte. Riconosco che i morti non si pesano su due bilance, quella dei vinti e dei vincitori, ma su una bilancia sola, però non possiamo neanche confondere la guerra con la resistenza.
Il Che è simbolo di Resistenza, e mi rattrista pensare che a noi italiani la resistenza la debba insegnare lui e non viceversa. In Italia la Resistenza è finita nel ’43-45 mentre lui era ancora un giovincello con la passione della moto.
A proposito della moto confesso che l’unica cosa che vorrei leggere è il suo Latinoamerica ovvero i suoi appunti del viaggio che fece in moto da cui è tratto il film I diari della motocicletta.

La voglia di scrivere questo post ai suoi 40° anniversario di morte nasce da un’intervista fatta a Tutino sull’Espresso intitolata Se il Che fosse ancora vivo. Io il Che vivo non riesco neanche ad immaginarmelo, qualcuno dice che il suo spirito è vivo in Castro, chi dice che sia in Chavez.
Di quest’intervista voglio riportare una parte che trovo molto divertente:

«Gli avevo chiesto un’intervista e lui, attraverso sua madre, mi disse di no per due motivi: perché ero un giornalista e soprattutto perché facevo parte del Partito comunista italiano, che lui considerava il meno comunista dei partiti comunisti del mondo».

Beh dopo 40 anni dalla sua morte questa frase conferma la sua figura mitica.

Hasta siempre

Aprendimos a quererte
desde la histórica altura
donde el sol de tu bravura
le puso un cerco a la muerte.

Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Tu mano gloriosa y fuerte
sobre la historia dispara
cuando todo Santa Clara
se despierta para verte.

Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Vienes quemando la brisa
con soles de primavera
para plantar la bandera
con la luz de tu sonrisa.

Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Tu amor revolucionario
te conduce a nueva empresa
donde esperan la firmeza
de tu brazo libertario.

Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Seguiremos adelante
como junto a ti seguimos
y con Fidel te decimos:
hasta siempre Comandante.

Aquí se queda la clara,
la entrañable transparencia,
de tu querida presencia
Comandante Che Guevara.

Carlos Puebla

Stagioni

Quanto tempo è passato da quel giorno d’autunno
di un ottobre avanzato, con il cielo già bruno,
fra sessioni di esami, giorni persi in pigrizia,
giovanili ciarpami, arrivò la notizia…

Ci prese come un pugno, ci gelò di sconforto,
sapere a brutto grugno che Guevara era morto:
in quel giorno d’ottobre, in terra boliviana
era tradito e perso Ernesto “Che” Guevara…

Si offuscarono i libri, si rabbuiò la stanza,
perché con lui era morta una nostra speranza:
erano gli anni fatati di miti cantati e di contestazioni,
erano i giorni passati a discutere e a tessere le belle illusioni…

“Che” Guevara era morto, ma ognuno lo credeva
che con noi il suo pensiero nel mondo rimaneva…
“Che” Guevara era morto, ma ognuno lo credeva
che con noi il suo pensiero nel mondo rimaneva…

Passarono stagioni, ma continuammo ancora
a mangiare illusioni e verità a ogni ora,
anni di ogni scoperta, anni senza rimpianti:
” Forza Compagni, all’erta, si deve andare avanti! ”

E avanti andammo sempre con le nostre bandiere
e intonandole tutte quelle nostre chimere…
In un giorno d’ottobre, in terra boliviana,
con cento colpi è morto Ernesto “Che” Guevara…

Il terzo mondo piange, ognuno adesso sa
che “Che” Guevara è morto, mai più ritornerà,
ma qualcosa cambiava, finirono i giorni di quelle emozioni
e rialzaron la testa i nemici di sempre contro le ribellioni…

“Che” Guevara era morto e ognuno lo capiva
che un eroe si perdeva, che qualcosa finiva…
“Che” Guevara era morto e ognuno lo capiva
che un eroe si perdeva, che qualcosa finiva…

E qualcosa negli anni terminò per davvero
cozzando contro gli inganni del vivere giornaliero:
i Compagni di un giorno o partiti o venduti,
sembra si giri attorno a pochi sopravvissuti…

Proprio per questo ora io vorrei ascoltare
una voce che ancora incominci a cantare:
In un giorno d’ottobre, in terra boliviana,
con cento colpi è morto Ernesto “Che” Guevara…

Il terzo mondo piange, ognuno adesso sa
che “Che” Guevara è morto, forse non tornerà,
ma voi reazionari tremate, non sono finite le rivoluzioni
e voi, a decine, che usate parole diverse, le stesse prigioni,

da qualche parte un giorno, dove non si saprà,
dove non l’aspettate, il “Che” ritornerà,
da qualche parte un giorno, dove non si saprà,
dove non l’aspettate, il “Che” ritornerà !

Francesco Guccini

Parola di Gianni

agosto 18, 2007 2 commenti

Una sbornia è divertente, troppe sbornie fanno male. (p. 63)

E qualsiasi uomo, qualsiasi donna, una volta raggiunta l’età adulta, capisce al volo perché due esseri umani rifiutano, come fecero loro, l’ipocrisia del “restremo buoni amici”: perché soffrono. (p. 74)

Che cosa cercava di salvare? Non si cerca di salvare un rapporto che non esiste più; ma si può cercare di salvare un ricordo. E il ricordo di qualcosa di pulito è prezioso, quando il mondo intorno a noi diventa squallido.
Chi è caduto nello squallore ritorna volentieri, col pensiero, a momenti lontani e migliori; e tanto più volentieri lo f, quanto più quei momenti sono simbolo di una condizione opposta a quella presente. (p. 107-108)

A me il mondo pare come un immenso patchwork […] (p. 117)

L’ultima la lascio in sospeso per stimolare la curiosità

Da Gianni Rigamonti, Turing. Il genio e lo scandalo, Flaccovio Ediore, Palermo 1991

piccolo edit:

Perché dovremmo vietarci, da adulti, ogni emozione infantile? Guai a chi non sa mai allontanare da sé il demone della serietà, con tutte il codazzo di analisirigorose e pensose.

Ant Colony

luglio 21, 2007 2 commenti

Leggendo Blog Generation, libro di Giuseppe Ganieri ho scoperto una cosa sulle formiche che i miei accidentali studi di etologia (accidentali in quanto capita molto spesso di imbattersi sullo studio del comportamento animale quando si studia filosofia della mente) ancora non avevano messo in rilievo. Su wikipedia non c’è molto sull’argomento e spero di fare uno stub al più presto.

Tutti da piccini abbiamo osservato le formiche portar via le briciole di cibo cadute dalla tavola e tutti abbiamo osservato che le formiche si muovono sempre in compagnia, le formiche solitarie sono ben poche. Abbiamo notato inoltre che le formiche vivono insieme nella stessa tana, il formicaio.
Le formiche come le api sono insetti sociali, sociali proprio nel senso dell’uomo, ogni individuo collabora con gli altri per un fine comune (spesso la sopravvivenza).

Ant colony per l’esattezza viene tradotto in italiano con formicaio, ma sta ad indicare proprio il comportamento intersoggettivo delle formiche.

Filosofia della mente, etologia ed intelligenza artificiale si incrociano ogni giorno portando a quest’ultima scienza i maggior benefici. Dal comportamento delle formiche è nato un interessante algoritmo per ottimizzare gli spostamenti: ant colony optimization algorithm introdotta da Marco Dorigo nella sua tesi di dottorato al politecnico di Milano (ma noi italiani mica ce lo teniamo per noi quelli come lui, li lasciamo andare in Belgio… ).
Questo algoritmo si basa sul comportamento stocastico delle formiche nel determinare il percorso più breve da compiere. Le formiche quando camminano lasciano una scia di feromoni che segnano il percorso. Le formiche tra due percorsi uguali scelgono casualmente e la strada che è stata scelta più frequentemente si riempirà di più di questi feromoni influenzando le formiche successive. Nei percorsi con lunghezze differenti non sarà come prima la casualità a determinare il percorso indicato, ma la brevità del viaggio andata-ritorno che permette di mantenere meglio lungo il percorso i feromoni.

Per quel che sono riuscito a intuire l’algoritmo che si basa su questo comportamento “biologicamente intersoggettivo” delle formiche, ha per base l’utilizzo di feedback positivi, ovvero misura il numero di successi e prende per buono quelli con il numero successi più alti.

Siddharta

luglio 12, 2007 2 commenti

Norton, liberato dagli esami estivi, torna su queste pagine a raccontare un libro. Non a recensirlo o a riassumerlo, solo a raccontare il suo rapporto empatico.

 

Il libro in questione è Siddaharta di Herman Hesse, uno dei libri più letti dai giovani liceali nell’ultimo decennio (dovrei chiedere anche a quelli del decennio passato ineffetti…) insieme a 1984 e La fattoria degli animali di Orwell.
Io purtroppo non sono mai stato un liceale, nessuno mi ha mai consigliato dei libri da leggere l’estate, ho sempre dovuto sbirciare nelle librerie altrui.
Grazie a questo libro mi sono avvicinato ancora di più alla filosofia orientale.

Vedi, Kamala, se tu getti una piestra nell’acqua, essa si affretta per la via più breve fino al fondo. E così è di Siddharta quando ha una meta, un proposito. Siddharta non fa nulla. Siddharta pensa, aspetta, digiuna, ma passa attraverso le cose del mondo come la pietra attevarsa l’acqua, senza far nulla, senza agitarsi: viene scagliato, ed egli si lascia cadere. La sua meta lo tira a sé, poiché egli non conserva nulla nell’anima propria, che potrebbe contrastare a questa meta.

Siddharta è un libro con due profondi temi d’interesse per i giovani liceali (ridadisco ancora il fatto che fosse letto da liceali, perché studiavano filosofia e Hesse è stato sempre molto profondo nei suoi romanzi): il conflitto padre-figlio e la filosofia indiana.
Fortunatamente il rapporto con mio padre è stato sempre buono, quindi l’ho letto solo sotto l’aspetto sociologico.
Siddharta, figlio di un ricco brahmino (come se ci fossero brahmini poveri…), lascia suao padre, la sua ricchezza e la sua religione cercando un il suo Io più profondo.
In questo passaggio si incrocia un tema minore che è quella dell’amicizia con Govinda, amico fedele di Siddharta che lo segue nella foresta coi Samana, santoni all’indiana, capelli lunghi, barba lunga, sporchi, magri, sempre in meditazione.
Siddharta dopo una lunga esprienza da samana, sente che è l’ora di cambiare strada, che questo estremismo non l’avrebbe mai portato a nulla. S’allontanava dal dispiacere quanto sapeva farlo un ubriacone alla taverna.
Lasciati i Samana e con loro l’amico Govinda, Siddharta incontra Kamala e qui intersechiamo un altro tema secondario, ma secondo me molto bello, il santone impara l’arte di amare.

Ella lo invitò a sé con gli occhi, chinò il proprio volto sul suo e gli posò sulla bocca la bocca, ch’era come un fico appena spezzato. Lungamente lo baciò Kamala, e con profondo stupore Siddharta sentì quanto ella lo istruisse, quanto fosse sapiente, quanto lo dominasse, ora respingendolo e ora tirandolo, e soprattutto intuì come dietro a questo primo bacio stesse una lunga, una bene ordinata, bene esperimentata serei di baci, l’uno dall’altro diverso, che ancora lo attendevano. Rimase lì esterrefatto, respirando profondamente, e in quel momento era come un bambino stupito per la copia del sapere e per la quantità di cose da imparare che gli si schiudono davanti agli occhi.

Fa proprio venire voglia di baciare per ore e ore delle tenere labbra, fino ad ubriacarsene.
Kamala insegnò a Siddharta i piaceri della vita e lui li apprese, ma senza mai abbandonare la sua essenza, sapendosene separare sempre al momento giusto, ridendo quando un affare andava male, a digiunare o mangiare poco anche ai banchetti.
Quando il piacere stava per impossessarsi definitivamente del suo spirito Siddharta si ritirò dalla vita mondava e nel suo viaggio finì alla riva di un fiume con un vecchio barcaiolo che gli insegnò ad ascoltare il fiume. Poesia e filosofia diventano tutt’uno ascoltando il fiume.
Eraclito affermando che tutto scorre e non si può tornare indietro, utilizza la metafora del fiume, ma in questo libro succede proprio il contrario, tutto ritorna. Passa l’amico Govinda, passa il figlio avuto da Kamala, passa il rapporto padre-figlio.

Per approndire segnalo il lemma su wikipedia 

Bibliografia essenziale

maggio 13, 2007 Commenti disabilitati

Non ho mai spiegato il significato dei tag che corrispondono a quelle che nella barra laterale vengono chiamati Categorie.
Se avessi usato dei nomi più comuni avrei aumentato le visiste del mio blog grazie all’importanza che viene data dai motori di ricerca ai tag, ma volevo usarli come un menù metaforico che meglio si adattasse ai post che voglio etichettare, così tra i miei pensieri, le mie opere e le mie omissioni si trova albatros, che contiene tutto il mio libero pensiero, il perché questo nome è un po’ lungo e le sue origini verranno trattare più avanti in questo post in cui presenterò uno dei libri più importanti per la mia formazione.
Canzoni che fanno riflettere è il contenitore della mia “discografia essenziale”, canzoni che fanno da colonna sonora ai miei pensieri, dai più frivoli ai più impegnati.
In Foto sono i post che contengono foto importanti, istantanee della mia vita.
L’informatica è comunque una cosa che mi appassiona molto e a cui dedico purtroppo poco tempo, ogni tanto posto qualcosa in riguardo.
L’università è un pezzo del mio mondo, per ora il pezzo più grosso, qui riflessioni in merito a questo fantastico posto con tanti problemi e tante gioie.

Veniamo ora alla nuova categoria: Libri dove annoterò i post che trattano di libri, ma soprattutto quelli con la quale sarà possibile ricostruire la mia “bibliografia essenziale”, i libri della mia formazione, completamente letti e non, in cui la parola “essenziale” significa, oltre che “indispensabile (per capire certi miei pensieri)”, “fondamentale (per la mia essenza)”.

copertina di Alcatraz
ALCATRAZ
Jack Folla un D.J. nel braccio della morte

Alcatraz era un programma televisivo su Rai, evoluzione del programma originario trasmesso su radio2. Il programma era condotto da Jack Folla (con voce prestata da Roberto Pedicini).
Jack, detenuto 3957 di Alcatraz, si trova a 228 giorni dalla sua esecuzione con un microfono davanti e ha la possibilità di dire tutto ciò che pensa, non ha più nulla da perdere.
Dalle finestre di Alcatraz si possono vedere volare dei grandi albatros, uccello dalle grandi ali bianche simbolo di libertà. Jack è un albatros con le ali dispiegate perché può dire ciò che vuole, non ha più nulla da perdere.
Il signor Folla parla dell’Italia, ricordo lontano, di Cuba, ricordo vicino, di sé e dei mediocri. I mediocri sono un esercito di fronti basse di cui l’Italia è piena.
Jack recita poesie, si arrabbia, cita la bibbia, mette musica. Alla fine di questo libro è c’è proprio la voce (da cui prendo spunto) “discografia essenziale”.
La trasmissione trascritta in questo libro è ideata da Diego Cugia che poi scrisse il seguito del libro-trasmissione: Jack l’uomo della Folla, ma che non ho letto ancora.
La trasmissione 5 anni fa mi appassionò molto tanto che la registrai in VHS, che purtroppo persi tutte. Ero giovane e cominciavo ad elaborare le mie tesi critiche sulla società e Jack sparava contro tutti, avevo trovato una net-community che come me lo amava e si concentrava su un sito chiamato Teste da tagliare.
Il libro lo comprai all’aeroporto di Roma, dopo una lunga settimana di “workshop sessuale” con una ragazza 5 anni più grande di me, avevo perso l’aereo per colpa “dell’addio” ma non lessi che poche pagine, perché mi ero affezionato a questa ragazza e sapevo che tutto sarebbe finito.

Un uomo solo che guarda il muro è un uomo solo,
ma due uomini che guardano il muro è il principio di un evasione